Tecnologia e 118

Come può la tecnologia essere di supporto ai sistemi di emergenza come il 118? L'esempio di WAZE

Di cosa parla questo articolo:

Può la tecnologia aiutare il sistema 118?

Cambiare il mondo improvvisamente non è possibile.

Che il mondo invece cambi all’improvviso, non ce lo aspettavamo, ma è un po’ quello che è accaduto con il COVID 19
Essere preparati a dei cambiamenti, avere una progettualità può aiutarci a “cambiare il nostro stare al mondo” in tempi più rapidi.

Tecnologia e 118: il fattore tempo

Il settore di mia competenza è l’emergenza sanitaria. Già il concetto stesso di emergenza ci suggerisce prepotentemente che stiamo parlando di attività in cui il fattore tempo la fa da padrone.
Poco tempo per prendere molte decisioni che avranno ripercussioni molto importanti.

Il tempo in questo settore si misura, al massimo, in termini minuti.
In questa breve frazione di tempo deve essere data la risposta appropriata.
Quindi procedure e protocolli chiari, snelli, condivisi. Personale pronto e preparato.
Condivisi è scritto in grassetto.
Perchè avere una procedura e ed essere gli unici a conoscerla forse è peggio rispetto al non averne nessuna.

Ci sono tempi che non si possono ulteriormente contrarre nel corso di una comunicazione telefonica standard.
il tempo impiegato da un chiamante per contattare i servizi di emergenza è importante; così come è importante
il tempo necessario per individuare la necessità insorta
il tempo per localizzare il chiamante
il tempo impiegato da un’ambulanza per raggiungere il luogo dell’evento.

Come avrete intuito c’è bisogno di tempo, e il tempo è proprio quello che manca.
L’insieme di tutte queste frazioni di tempo influiscono e condizionano pesantemente, l’esito della missione di emergenza.

Certo, anche altri fattori influiscono su questo esito. Ad esempio la densità della popolazione e il relativo numero di mezzi di soccorso presenti su quel territorio.
Varia l’incidenza sui tempi di intervento e di conseguenza anche sugli esiti, compresa la mortalità.
Come possiamo incidere? E’ possibile abbattere i tempi di risposta? Come possiamo contribuire nell’abbattimento di questi  tempi?

Sicuramente la revisione dei protocolli operativi è una operazione da intraprendere con priorità alta. Protocolli operativi di Centrale  con modifica della tipologia di Dispatch e protocolli operativi condivisi con gli altri sistemi di emergenza presenti sul territorio, in primis i VVF e le forze dell’ordine.

Ma da sola, questa implementazione non basta ancora. Una grande aiuto ci può venire dalla tecnologia.
Fra i Servizi di emergenza, quello del 118 è tecnologicamente il più avanzato. Ma solo perché è nato quasi insieme alla tecnologia digitale.
Ma spesso questa tecnologia è poco sfruttata. Viene facile confrontarla con altri servizi e rendersi conto di quanto poco viene utilizzata e di quanto grande sia la potenzialità. Mi riferisco ad esempio ai sistemi di controllo e localizzazione delle flotte dei Radio Taxi, delle grandi Ditte di trasporto internazionali, del controllo del traffico aereo ( flight radar 24 ne è un esempio)  oppure  il controllo del traffico navale con Vessel Finder.

Quindi il problema non è legato alla mancanza di tecnologia nel 118, ma al suo non uso.

Siamo abituati ai nostri cellulari che ci localizzano momento per momento ma le nostre centrali operative 118 non hanno, salvo poche eccezioni, la possibilità di localizzare un chiamante, appannaggio al momento solo del 112.Si tratta solo di avere le credenziali di accesso a questi sistemi ( operatori di telefonia cellulare e di telefonia fissa) ma non di  impossibilità a rilevare il dato.

Una delle applicazioni che potrebbe risultare utilissima per i servizi di emergenza è WAZE.  Consente oltre alla navigazione verso un obiettivo indicato anche la possibilità di fornire informazioni in tempo reale. Informazioni inserite e relative ad incidenti in tempo reale o pianificati come  lavori di cantieri stradali, restringimenti di carreggiata, o presenza di code consentirebbero a Waze di informare (potenzialmente) gli utenti interessati, dando loro la possibilità di evitare ritardi scegliendo altra via di avvicinamento e ridurre così i tempi di intervento.

Condivisione passiva

Quindi, come funziona? Dopo aver digitato il proprio indirizzo di destinazione, gli utenti guidano semplicemente con l’app aperta sul proprio telefono, condividendo passivamente il traffico e altri dati stradali. Ma possono anche assumere un ruolo più attivo condividendo segnalazioni su incidenti, chiusure stradali o altri pericoli lungo il percorso, contribuendo a dare ad altri utenti nell’area un heads-up su ciò che è futuro.

In parole povere, quando si misura il tempo di risposta vengono presi in considerazione i seguenti componenti:

  • elaborazione delle chiamate
  • mobilitazione;
  • guida;
  • ottimizzazione di emergenza.

Il contributo dei dati di Waze all’ottimizzazione del percorso e alla pianificazione dei veicoli di emergenza può avere un grande effetto sul lavoro degli ERO. I servizi di emergenza possono utilizzare le informazioni sul traffico in tempo reale fornite a Waze dai suoi utenti per pianificare o ottimizzare il percorso intrapreso dai primi soccorritori, riducendo al minimo i tempi di intervento e raggiungendo le persone bisognose più rapidamente.
Ma tale impresa presenta anche altre opportunità, in particolare legate alla comunicazione.

La gestione delle emergenze include un’attività di comunicazione significativa per i servizi di emergenza: avvisi, avvertenze, informazioni sulla sicurezza e così via.
A tal fine, i cittadini si aspettano sempre più informazioni sulle emergenze quotidiane che potrebbero avere un effetto negativo sulla loro vita sociale e sulla routine quotidiana, ad esempio suggerimenti sul traffico in caso di incidente. Ma la stessa logica può essere applicata al contrario: i cittadini diventano essi stessi una fonte di informazioni e contribuiscono sempre più, direttamente o indirettamente, alla risposta alle emergenze e ai soccorsi.

Nuove tecnologie mobili, app e social media sono penetrati nella vita delle persone e hanno presentato loro canali di comunicazione che usano in ogni altra parte della loro vita – perché non anche nelle emergenze?
In altre parole, vi è una crescente necessità per le autorità di comunicare ai cittadini utilizzando nuovi canali; un’esigenza che coincide con una crescente offerta di informazioni dai cittadini che possono essere preziosi per le autorità.

I cittadini si aspettano che i servizi di emergenza traggano vantaggio dalle tecnologie utilizzate quotidianamente da milioni di europei in ogni altro aspetto della loro vita. Un altro esempio è la posizione in caso di emergenza.  la localizzazione mobile avanzata (AML): un metodo di localizzazione non proprietario, open source, basato sul portatile.  Telefoni Android in tutto il mondo (circa un miliardo di telefoni sono stati abilitati con il servizio di localizzazione di emergenza nell’implementazione Android di AML di Google).  Quindi l’uso di applicazioni già esistenti  nella gestione delle emergenze può migliorare le operazioni di risposta. Ma non tutto può essere risolto in una volta.

La conclusione è che se adottiamo invece un atteggiamento di “fare le cose” di “continuare così come siamo”, se proviamo a pensare fuori dagli schemi invece di ripetere ciò che gli altri hanno fatto prima di noi, forse possiamo trovare modi per fare almeno un piccolo contributo.

Quando cambiare il mondo sembra impossibile, forse ciò che dovremmo fare è concentrarci sul cambiamento di alcune parti di esso.

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