LAVORARE NEL 118

VANO SANITARIO DI UN'AMBULANZA 118 VISTO DALLA PARTE POSTERIORE

Vorresti lavorare nel 118 ma non sai come fare? Facciamo chiarezza.

Il 118

Il Sistema di emergenza urgenza 118 è quel servizio dello stato deputato agli interventi di soccorso in ambiente extra ospedaliero.

CHI PUO’ LAVORARE NEL 118?

Per lavorare nel 118 ci sono 2 possibilità. La prima è prestare servizio presso La centrale Operativa 118, che è il cervello di questo sistema, dove arrivano le telefonate e vengono coordinati i soccorsi.

Solitamente all’interno della centrale del 118 lavorano Medici, infermieri e personale amministrativo o di staff (informatico, un legale, etc).

L’altra alternativa è lavorare nel territorio ovvero nelle ambulanze o nelle automediche.

LAVORARE NEL 118: ambulanza e automedica.

Le ambulanze sono il simbolo del 118. Non tutte le ambulanze sono uguali e spesso al loro interno ci sono diversi tipi di Equipaggi. Le figure che lavorano nelle ambulanze possono essere queste 4

-Medico
-Infermiere
-Autista Soccorritore
-Soccorritore

Lavorare nel 118 come Autista soccorritore 118

La figura che è sempre presente è quella dell’autista soccorritore, che si occupa principalmente della conduzione del mezzo. A questa figura abbiamo dedicato l’articolo AUTISTA SOCCORRITORE, che ti suggeriamo di leggere.

Soccorritore 118

Un’ altra figura spesso presente a bordo delle ambulanze è quella del soccorritore.
Il soccorritore è quella persona che ha svolto dei corsi come soccorritore e trasporto infermi e possiede vari titoli come il corso BLSD, Gestione del Paziente Traumatizzato, etc. Ed è in grado di eseguire le manovre rianimatorie e altre attività di primo soccorso. Per approfondire trovi qui un articolo.

COME LAVORARE NEL 118

Avete 2 opzioni. Partecipare ai bandi e concorsi che vengono indetti dalle provincie o dalle regioni, oppure iscrivervi ad un’associazione di volontariato. Ne esistono diverse in tutte le città, le più grandi sono La Croce Rossa, Anpas, Misericordia. Potrete cominciare a conoscere questo mondo e pian piano fare carriera nel mondo del soccorso.

Il 118 mi da la precedenza in pronto soccorso?

Ambulanza 118 che arriva in pronto soccorso

Solitamente sono 2 i modi in cu possiamo arrivare in ospedale. O ci andiamo autonomamente, o ci porta un’ambulanza del 118.
In questo secondo caso mi spetta la precedenza per accedere al pronto soccorso?

118

Siamo abituati a chiamarlo 118, e questo ci ha fatto dimenticare che 118 non è il nome del servizio ma è il numero da chiamare. il 118 non è altro che il recapito del Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza Medica.

“Fa molta differenza?”, verrebbe da chiedersi.
La risposta è si.
Perchè in questo modo, chiamandolo col suo nome è ben chiaro quando bisogna chiamare il 118, ovvero in caso di urgenza o emergenza. Ti consigliamo di leggere quindi anche questo articolo: QUANDO SI CHIAMA IL 118?

Purtroppo ancora oggi il 118 viene utilizzato in maniera non corretta e questo influisce sul suo funzionamento, e lo stesso si può dire del pronto soccorso.
In pronto soccorso la maggior parte dei pazienti si recano spontaneamente. Tanti altri però arrivano in ambulanza, e qui nasce la domanda: Se arrivo con il 118 ho la precedenza in pronto soccorso?

Chi ha la precedenza in pronto soccorso?

Il paziente più grave ha la precedenza, non chi arriva prima.
Questo vale per chi si presenta spontaneamente in pronto soccorso, perchè una volta giunti in pronto soccorso, i pazienti vengono sottoposti al triage. Il triage prevede l’assegnazione di un codice colore (bianco, verde, giallo o rosso) in base alle condizioni del paziente.

In alcune province al posto dei classici 4 colori sopra elencati, si è passati a 5 codici colore, poiché stato inserito il codice azzurro.
In questa nuova codifica il giallo è stato sostituito dall’arancione.

codici colore del triage di pronto soccorso con spiegazione del significato

A seconda del codice colore assegnato verranno assistiti prima i pazienti più gravi e via via tutti gli altri. E’ opportuno ricordare che il codice colore non è immodificabile e può variare durante l’attesa.
Ciò Vuol dire che un paziente a cui era stato assegnato il codice giallo potrebbe diventare rosso, come potrebbe diventare verde. Sono casi particolari che non affronteremo in questo articolo.

L’arrivo con l’ambulanza 118 mi da priorità in pronto soccorso?

L’arrivo con l’ambulanza non cambia la priorità.
Come abbiamo appena spiegato è la gravità del paziente che comanda tutto. Arrivare a bordo dell’ambulanza 118 non vi da precedenza in pronto soccorso. A meno che non siate un codice rosso. Il 118 tra le sue attività ha anche quella di fare triage al paziente che trasporta. Quindi già a bordo dell’ambulanza vi viene assegnato un codice colore, che poi in pronto soccorso può essere confermato o modificato.

Conclusioni

Utilizzare il servizio di emergenza Urgenza (118) quando non vi è una reale necessità (urgenza o emergenza) non vi fa acquisire alcuna priorità in pronto soccorso, e, ancora più importante, state sottraendo un’ambulanza al territorio. Da qualche parte in città, una persona potrebbe avere un malore di elevata gravità, e sarà necessario utilizzare ambulanze che si trovano più lontane, perchè quella più vicina è bloccata per portare in pronto soccorso un paziente che non è grave.

Ricordate: Chiamate il numero 118 con coscienza.

Se ti è piaciuto questo articolo, visita il nostro blog per trovarne altri, oppure suggeriscici qualche argomento che vorresti approfondire. Clicca qui.

Come si diventa soccorritori 118

soccorritori 118 che eseguono il massaggio cardiaco

Ce lo chiedono in tanti, soprattutto qualcuno che purtroppo è stato mal informato, ha seguito dei corsi a pagamento che poi si sono rivelati inutili con spreco di soldi e tempo.
Facciamo chiarezza in maniera definitiva sul percorso da seguire per diventare soccorritori 118.

Chi è il soccorritore 118?
La definizione esatta è “Soccorritori addetti ai mezzi di trasporto e soccorso di feriti e infermi del Servizio di Emergenza e Urgenza Sanitaria”. Se volete lavorare come soccorritori, questo è il corso da seguire.

Il corso per diventare soccorritore 118 è diviso in 2 parti. Una parte si svolge in aula, con lezioni frontali della durata di circa 5o ore, e un successivo tirocinio pratico di 100 ore, da poter svolgere o presso il servizio di emergenza urgenza 118, oppure presso una delle associazioni di volontariato convenzionate con la ASL per il servizio 118.

Terminato il tirocinio pratico il partecipante dovrà svolgere un esame teorico. All’esame potrà partecipare soltanto chi avrà preso parte ad almeno l’80% delle lezioni toriche, e avrà partecipato a tutti i corsi pratici (i corsi pratici come ad esempio il BLSD e il modulo trauma, vengono svolti durante le prime 50 ore d’aula).

Soccorritore o autista soccorritore?

Questa differenza è quella che crea più confusione nel mondo dell’emergenza.
Il soccorritore è una delle tre figure che può essere presente a bordo del mezzo di soccorso oltre al medico e all’infermiere. Il soccorritore ha seguito il corso di cui abbiamo parlato poco fa.

L’autista soccorritore chi è? L’ambulanza in qualche modo deve essere condotta, e per tale motivo c’è la figura dell’autista soccorritore. L’autista soccorritore deve anche lui aver seguito il corso da soccorritore. Semplicemente il suo ruolo principale all’interno dell’equipaggio 118 è quello di condurre l’ambulanza. Ovviamente non si limita solo a quello ma si occupa anche del soccorso vero e proprio. Al momento in Italia l’unico requisito richiesto per diventare autista soccorritore è quello di possedere la patente B (la patente che un po’ tutti possediamo per guidare la macchina) e possederla da almeno 3 anni.

Questo vuol dire che il requisito base per lavorare su un’ambulanza 118 è aver seguito il corso da soccorritore. Diffidate da chi vi fa prendere un’altra patente perchè non serve. Una patente particolare è richiesta soltanto agli autisti di ambulanza della CRI – Croce Rossa Italiana.

Ci teniamo a precisare che guidare l’ambulanza non è per nulla uguale a guidare altri veicoli per i quali basta la patente B. C’è una responsabilità penale e civile, bisogna conoscere i protocolli e il codice della strada in caso di emergenza. per questo esistono dei corsi professionalizzanti tipo il corso GSVES – Guida Sicura Veicoli di Emergenza Sanitaria.

Stipendio soccorritore 118

Non è semplice fare una stima, ma ci abbiamo provato. Trovi l’articolo relativo allo stipendio dell’autista soccorritore clicca qui

Oltre al corso da soccorritore 118, quali sono gli altri corsi Fondamentali?

Ne abbiamo parlato in un altro articolo, puoi consultarlo cliccando qui.

Stipendio Autista soccorritore 118

Soccorritori anpas croce rossa e misericordia e relativo stipendio 118

All’interno del 118 operano diverse figure, medici, infermieri e soccorritori (autisti inclusi). In questo articolo prenderemo in considerazione soltanto quello che riguarda lo stipendio di un’autista soccorritore 118, per capire come può variare in base al tipo di inquadramento lavorativo.

Chi è l’Autista soccorritore 118

L’autista di ambulanza non è altro che il tecnico, il soccorritore, che ha come mansione principale quella di condurre l’ambulanza o l’automedica. In molti casi l’autista è anche un soccorritore, quindi ha delle competenze sanitarie (primo soccorso, BLSD, Gestione del paziente traumatizzato, etc.) che gli permette di essere di supporto agli altri sanitari presenti nell’ambulanza. Se sei interessato a dei corsi rivolti al personale sanitario, li trovi cliccando qui.

Autista ASL, Associazione di Volontariato, o privato?

Gli autisti di ambulanza possono essere assunti dalle ASL, essere dipendenti di aziende privati o far parte di associazioni di volontariato, come volontari o come dipendenti. In base al loro inquadramento lo stipendio può variare.

Il caso più comune è quello relativo alle associazioni di volontariato, in cui l’autista soccorritore può essere inquadrato come dipendente o come volontario.

Un’associazione di volontariato che svolge servizio 118 deve garantire il servizio 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Per coprire tutti i turni sono necessari in media 12 autisti dipendenti.
A questi si affiancherebbero gli autisti volontari per coprire turni straordinari o servizi di assistenza in caso di manifestazioni. Ricordate che comunque questi calcoli sono molto generici e variano da città a città.

Lo stipendio di un soccorritore 118 lordo annuo si aggira quindi tra i 17.000 e i 27.000 € all’anno, a cui andrebbero aggiunti le varie indennità o straordinari.

Stipendio autista soccorritore 118 senza esperienza.

Un soggetto che si affaccia alla prima esperienza come autista soccorritore 118 può accedere ad uno stipendio compreso tra i 1.000 e 1.200 euro mensili

Per i dipendenti di attività private lo stipendio medio mensile difficilmente arriva ai 1.000 euro.

Stipendio autista soccorritore 118 Volontario

Esistono molti autisti soccorritori che svolgono servizio sanitario come volontari e non come dipendenti delle associazioni di volontariato. In questo caso più che uno stipendio si riceve una specie di rimborso spese, su cui non entriamo nel merito perchè si tratta di cifre troppo variabili e dipendono da quanto tempo l’attività di volontariato viene svolta.

Stipendio Soccorritore 118

Abbiamo visto in questo articolo alcune informazioni relative agli autisti soccorritori 118.
Se vuoi approfondire la tematica dello stipendio del soccorritore puoi leggere l’articolo che trovi cliccando qui.

Come si diventa soccorritori 118?

La trafila è molto variabile, ti lasciamo ad un altro articolo dove puoi trovare maggiori info. Se vuoi maggiori informazioni su come diventare soccorritore 118 leggi questo articolo.

Diventare soccorritore 118 in Lombardia

incidente stradale e soccorritori 118 lombardia

Se vuoi entrare nel mondo del soccorso e dell’emergenza urgenza, e prestare servizio come soccorritore 118 in Lombardia, il primo passo è quello diventare soccorritore. In questo articolo ti spieghiamo come fare.

Lavorare nel 118

Per quanto riguarda l’attività nelle strutture periferiche (Sale operative o postazioni di soccorso), AREU impiega personale sanitario messo a disposizione dalle Aziende Ospedaliere attraverso apposite convenzioni.

Non vengono perciò effettuate assunzioni dirette di personale. Quindi se si desidera lavorare per il “118” è necessario diventare dipendente di una delle Aziende Ospedaliere convenzionate con AREU.

Soccorritore 118 Lombardia

È possibile prestare servizio per il 118 anche in qualità di dipendente o volontario di Enti, Associazioni  e Cooperative sociali che operano nell’ambito del soccorso sanitario di emergenza in qualità di soccorritore o autista soccorritore sui MSB (mezzo di soccorso di base). Per conseguire il titolo di soccorritore è necessario frequentare un corso di 120 ore presso i Centri di formazione autorizzati da AREU.

Il soccorritore e l’autista soccorritore devono aver compiuto la maggiore età (e non aver superato il settantesimo anno), avere buona conoscenza della lingua italiana ed essere in possesso della certificazione regionale di soccorritore.

L’autista soccorritore deve inoltre essere in possesso dei requisiti previsti dalla normativa in materia di guida degli autoveicoli di emergenza (D.Lgs. 285/1992 e s.m. e i.) ed essere in possesso dei restanti requisiti stabiliti da specifico regolamento adottato da AREU.

Come diventare soccorritore 118

l percorso formativo previsto per l’Addetto al servizio di Soccorso Sanitario extraospedaliero è finalizzato all’acquisizione del certificato di “Soccorritore Esecutore”, In ottemperanza a quanto previsto dalla vigente normativa regionale, l’attività formativa viene erogata da AREU, direttamente, o dai Centri di Formazione Riconosciuti ed Accreditati (CeFRA):

  • ANPAS,
  • Croce Rossa,
  • FAPS Croce Bianca Milano,
  • FAPS Croce Bianca Brescia
  • Federazione Volontari del Soccorso (FVS)

Il percorso formativo e i requisiti tecnico organizzativi sono indicati nella D.G.R. n. X/5165 del 16.05.2016.

L’accesso a questo percorso è subordinato al conseguimento della qualifica di “Addetto al trasporto sanitario”, la durata del corso è di 78 ore complessive suddivise in lezioni teoriche, addestramenti pratici, simulazione e role-playing, presso i CeFRA/AREU ed è gestito interamente da Istruttori regionali formati e abilitati da AREU.

Per l’acquisizione della qualifica il candidato soccorritore dovrà superare le prove valutative previste dalla normativa regionale vigente D.G.R. n. X/5165 del 16.05.2016 e documento specifico “Regolamento AREU n.34”, ove vi sono esplicitate le modalità di realizzazione dell’esame di certificazione e le modalità di verifica delle competenze.

Al termine del percorso l’Addetto al Soccorso Sanitario Extraospedaliero deve aver acquisito competenze tecniche, cognitive e relazionali proprie del ruolo che dovrà ricoprire a bordo dei Mezzi di Soccorso di Base delle Associazioni di Soccorso convenzionate con l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza.

Diventare soccorritore: normativa di riferimento

DGR n. 5165 del 16/05/2016: Aggiornamento della Disciplina dei Servizi in materia di Trasporto Sanitario Semplice, Trasporto Sanitario e Soccorso Sanitario Extraospedaliero

DELIBERA AREU DEL DIRETTORE GENERALE 225/2017 DEL 26/07/2017 – REGOLAMENTO n°34: disciplina In materia di Trasporto Sanitario Semplice – Trasporto Sanitario e Soccorso Sanitario Extraospedaliero.

Compiti del soccorritore 118

due soccorritori 118 che fanno il massaggio cardiaco imparato durante il corso blsd sanitario

C’è molta confusione relativamente alla figura e ai compiti del soccorritore. Spesso viene tirato in ballo il “paramedico” figura professionale che in Italia non esiste. Proviamo in questo articolo a far chiarezza sui ruoli nel soccorso e quali sono i compiti del soccorritore.

vano sanitario di un'ambulanza 118

Chi è il soccorritore

Il soccorritore è quella persona che opera prevalentemente in ambiente pre ospedaliero, principalmente su ambulanze, automediche o mezzi di soccorso il cui compito principale è quello di intervenire e “accompagnare” il paziente durante le fasi di trasporto in ospedale o in pronto soccorso.

Per semplificare, in questo articolo ci rivolgeremo ai soccorritori escludendo medici e infermieri, ma faremo riferimento ai soggetti che non sono in possesso di una laurea specialistica. Se vuoi diventare soccorritore può interessanti l’articolo che abbiamo scritto in merito. Lo trovi qui.

Chi può salire sull’ambulanza?

Non è una risposta semplice da dare, perchè in Italia l’organizzazione varia da regione a regione. Alcune hanno un regolamento chiaro, altre sono organizzate ASL per ASL. per semplificare quindi dividiamo gli operatori che possono salire a bordo delle ambulanze in 3 gruppi

Volontari delle associazioni di volontariato

Rappresentano la stra grande maggioranza dei soccorritori che sono presenti a bordo delle ambulanze e che presta la propria attività in maniera gratuita o volontaria o ricevendo un rimborso spese in alcuni casi. Questi volontari hanno sicuramente partecipato ad un corso di BLSD e ad altri corsi relativi al soccorso e alle emergenze sanitarie. Tra questi volontari alcuni hanno la mansione di autista soccorritore. Per diventare autista soccorritore c’è un percorso particolare.

Dipendenti convenzionati

In questa categoria rientrano i i soccorritori che prestano la propria attività lavorativa principale all’interno del soccorso sanitario. Sono convenzionati perchè, ad esempio, sono dipendenti di associazioni di volontariato o altri enti (come la Croce Rossa, Anpas, Misericordia, etc) che sono convenzionati con il sistema 118. Potrebbero essere soccorritori, Autisti soccorritori ma anche Infermieri e Medici.

Dipendenti 118

Questa categoria è la meno numerosa. Vi appartengono i medici e gli infermieri, Autisti soccorritori e sono tutti dipendenti delle ASL o delle Aziende Regionali delle emergenza. Anche in questo caso è difficile essere precisi perchè le singole regioni sono organizzate in maniera diversa

Quali sono i compiti del soccorritore?

  • Valuta le condizioni del paziente appena arriva sul posto a seguito dell’invio del mezzo 118 su cui presta servizio
  • Assiste il paziente, dalle più semplici attività di assistenza fino a manovre salvavita come la rianimazione cardio polmonare esegue manovre rianimatorie (massaggio cardiaco esterno, ventilazione artificiale e defibrillazione)
  • • somministra ossigeno secondo i protocolli;
  • • immobilizza colonna vertebrale, bacino ed arti;
  • • pratica una emostasi;
  • Trasporta il paziente in ambulanza (conosce le tecniche per immobilizzare un paziente in caso di trauma, e le manovre per la mobilitazione, cioè spostarlo nel modo più sicuro possibile) posizionandola nella maniera corretta in base al tipo di infortunio;
  • Affida il paziente al pronto soccorso o lo assiste fino a quando non viene preso in carico dal personale ospedaliero
  • rileva i parametri vitali di base e riconosce le principali alterazioni;
  • protegge e medica temporaneamente le ferite;.

Conclusioni

Il soccorso sanitario è fondamentale per la salvaguardia della vita umana. Per tale motivo tutti gli operatori del settore devono possedere formazione e competenze.
Il soccorritore 118 tra tutti gli operatori è quello numericamente più rappresentato sulle ambulanze e sui mezzi di soccorso quindi la sua formazione e il suo continuo addestramento è fondamentale.

Se ti interessa diventare soccorritore ti consigliamo di leggere l’articolo dedicato.

Anche per i corsi rivolti ai soccorritori c’è una pagina dedicata.

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Dal furto con spaccata al “car ramming attack”. Come va gestito il soccorso sanitario in caso di attentati con autoveicoli

attacco terroristico con autoveicolo

Siamo ormai abituati alla modalità di assalto con utilizzo di autovetture o camion allo scopo di sfondare cancelli o vetrate di banca oppure svellere Bancomat a scopo di rapina. Se prima la vedevamo nel grande schermo, onnipresente nei film d’azione, pian piano è diventata argomento sempre più presente nella cronaca nera.

A livello internazionale si parla sempre più di vehicle-ramming attack, un nome complesso per definire un’azione abbastanza semplice: un autoveicolo che viene deliberatamente proiettato in velocità sulla facciata (generalmente nei punti più vulnerabili, come porte, portoni e vetrate) di un edificio per demolirlo, al fine di penetrare ed eventualmente commettere un furto con scasso o una rapina, oppure contro un altro veicolo. Nel gergo italiano invece il nome di questi episodi viene identificato come “furto con spaccata”



A seguito di questa manovra, la funzionalità del veicolo risulta naturalmente quasi del tutto
compromessa, e infatti i mezzi utilizzati sono spesso rubati, di grande formato, 4×4 o furgonati.

Nell’ultimo periodo si è assistito a un’inversione di tendenza: accanto alle azioni finalizzate alla rapina, la manovra è stata utilizzata a puro scopo terroristico Gli attentati terroristici con autoveicolo. o altri mezzi mobili sono rivolti così non più all’edificio e a ciò che custodisce, ma contro le persone, a scopo di generare, assieme a morti e feriti, panico e terrore.

Attentati terroristici con autoveicolo

Questo tipo di attacco terroristico è stato particolarmente utilizzato in Israele, Stato in cui le misure di sicurezza contro le bombe sono molto elevate: le autovetture sono state utilizzate specialmente contro gruppi di persone in attesa dei bus.
Attualmente, a seguito di alcune esortazioni da parte di organizzazioni terroristiche di estremisti islamici quali ISIS e Al Qaeda, le automobili e i furgoni hanno quasi sostituito le bombe a livello di metodologia di attacco nei Paesi Occidentali.

Il mezzo, spesso rubato, consente anche ai terroristi non esperti nel confezionamento di ordigni di causare molte vittime, se lanciato a tutta velocità in zone con un’elevata concentrazione di pedoni. Talvolta il conducente, armato, continua a lasciare una scia di sangue scendendo dalla vettura e proseguendo, spostandosi a piedi, a colpire i passanti (es. attentato al mercatino di Natale a Berlino).

Purtroppo alle minacce dell’estremismo islamico sono seguiti anche contrattacchi rivolti contro la comunità musulmana da parte di persone in cerca di vendetta (es. attentato vicino alla moschea a Londra).
Un’ulteriore minaccia è data dal clima di paura che si crea nella popolazione. Considerando il numero dei morti che porta con sé, siamo abituati a considerare l’atto terroristico come un evento contro istituzioni e persone che ha come effetto, tra gli altri, quello della perdita delle vite umane.

L’unico trattato multilaterale che contenga una definizione di terrorismo è la Convenzione contro il terrorismo della Organizzazione della Conferenza Islamica del 1999 [1]. In realtà in precedenza la Società delle Nazioni nel 1937 aveva definito gli attentati terroristici come «atti criminali diretti a creare uno stato di terrore nelle menti di determinate persone, o di un gruppo di persone o della popolazione» [2].
In questa definizione la perdita delle vite umane non è assolutamente contemplata. Un esempio degli effetti della diffusione del terrore è quanto accaduto a Torino in occasione della visione della finale di Champions League sul maxischermo in piazza San Carlo.
Una causa sulla quale ancora non si è riusciti a far luce (petardo, caduta di una transenna, spray urticante o rumore del sistema di areazione del parcheggio sotterraneo) ha fatto pensare a un attentato e ha scatenato il panico generalizzato, provocando la morte di una persona e più di 1500 feriti.

Questa è la forza del terrorismo: autoamplificarsi, entrare nella testa della gente e trasmettersi come un virus, creando gli effetti di un attentato terroristico (panico, feriti, morti e stress per le strutture di emergenza) anche quando l’attentato non c’è.

Nonostante le misure di sicurezza che negli ultimi anni sono state messe a punto (es. l’Hostile Vehicle Mitigation [3] e Vehicle Security Barrier in Inghilterra), la protezione dei soft target per eccellenza – così vengono definiti i normali cittadini – resta di difficile realizzazione. Infatti si possono bandire armi, esplosivi e altri ordigni destinati a offendere, ma le automobili o altri mezzi più pesanti sicuramente no.

Da europei dovremo abituarci all’idea che gli attacchi saranno frequenti e che purtroppo le morti per terrorismo dovranno esser messe inevitabilmente in conto come quelle per gli incidenti stradali.
Alcuni Paesi che convivono con una minaccia continua, come ad esempio Israele, sembrano ormai temprati nei confronti di questo pericolo, e hanno affinato tecniche di intervento sicuramente più incisive delle nostre in tema di soccorso alle vittime.

Alcuni significativi attentati con autoveicoli degli ultimi dieci anni

  • Giugno 2007, Glasgow: il terminal principale dell’aeroporto viene colpito da una Jeep piena di taniche di propano che, fortunatamente, provoca la morte di una sola persona: uno dei due jihadisti coinvolti
  • Aprile 2009, Olanda: un cittadino olandese in automobile falcia gli spettatori della parata del Giorno della Regina, uccidendo 7 persone e morendo lui stesso poco dopo in ospedale
  • Maggio 2013, Londra: un auto investe un soldato, che viene poi ucciso dai conducenti a colpi di machete
  • Ottobre 2014, Canada: un auto si lancia contro un gruppo di militari, uccidendone uno
  • Dicembre 2014, Digione: un veicolo viene lanciato contro la folla, causando 13 feriti
  • Dicembre 2014, Nantes: un auto si lancia contro degli astanti durante una fiera di Natale, causando 1 morto e 10 feriti
  • Giugno 2015, Graz: un uomo alla guida di un Suv causa 3 decessi e il ferimento di 108 persone
  • Gennaio 2016, Valence: un veicolo si lancia contro un gruppo di militari di sorveglianza davanti a una moschea, causando 3 feriti
  • Luglio 2016, Nizza: un camion viene lanciato ad alta velocità contro la folla che festeggia la presa della Bastiglia causando 86 morti e 434 feriti. Il conducente esplode anche colpi di mitra
  • Dicembre 2016, Berlino: un camion si abbatte a tutta velocità contro un mercatino di Natale, provocando la morte di 12 persone e il ferimento di altre 56, molte delle quali in modo gravissimo
  • Gennaio 2017, Gerusalemme: 4 soldati israeliani vengono uccisi e 15 feriti da un camion che piomba su di loro all’improvviso. Dopo averli falciati al primo attacco, l’autista continua a investirli anche in retromarcia finché viene, a sua volta, ucciso
  • Marzo 2017, Londra: una macchina viene lanciata contro i pedoni lungo il Westminster Bridge e Bridge Street, ferendo più di 50 persone, di cui 4 letalmente. Terminata la corsa, il conducente esce dall’auto e colpisce a morte un poliziotto, prima di essere ucciso
  • Aprile 2017, Stoccolma: un camion viene condotto contro la folla in una via pedonale, uccidendo 5 persone e ferendone gravemente 14
  • Giugno 2017, Londra: un furgone viene lanciato contro i pedoni sul London Bridge e i tre assalitori, prima di essere uccisi, continuano a colpire i passanti a piedi con lunghi coltelli, causando la morte di 8 persone e il ferimento di 48, prima di essere uccisi dalla polizia
  • Giugno 2017, Londra: un furgone viene lanciato in un parco vicino a una moschea, ferendo almeno 8 persone e uccidendone una

Fasi dell’investimento classico

Nell’investimento tipico di un pedone, ovvero quello del pedone investito da un’autovettura in
movimento, si distinguono 5 fasi che si susseguono in tutto o in parte e alle quali possono
corrispondere precisi complessi lesivi (Tabella I):

  1. fase dell’urto;
  2. fase della proiezione con successivo abbattimento al suolo;
  3. fase della propulsione;
  4. fase dell’arrotamento;
  5. fase del trascinamento.
FASELESIONI CARATTERISTICHE
UrtoLesioni contusive in distretti corporei
diversi a seconda dell’altezza del
soggetto colpito
Proiezione con
successivo
abbattimento al suolo
Lesioni da impatto e da strisciamento
sull’asfalto con ampie zone abrase,
spesso infiltrate da particelle di manto
stradale
PropulsioneLesioni contusive (ecchimosi,
escoriazioni, ferite lacere)
ArrotamentoFratture del torace, del rachide, del
bacino, lesioni viscerali e degli organi
interni da maciullamento, associate a
imponenti emorragie (politrauma)
TrascinamentoVaste aree ecchimotico-escoriate sino
all’esposizione e all’usura dei piani ossei
sottostanti
Lesioni tipiche in caso di investimento di pedone

Nella fase dell’urto prevalgono le lesioni contusive dovute all’impatto del mezzo con il corpo; talvolta è possibile rinvenire ecchimosi a stampo che riproducono la morfologia del paraurti o del fanalino. Uno stesso veicolo può causare fratture degli arti inferiori in un adulto e lesioni al bacino o al torace in un bambino. La sede e la localizzazione delle lesioni sono in grado di informare circa il tipo di automezzo investente, ma soprattutto circa la gravità e l’urgenza con cui le lesioni devono essere trattate.

La fase di proiezione con abbattimento al suolo si compie a basse velocità, per trasmissione dell’energia cinetica dalla vettura al corpo, che viene proiettato in avanti abbattendosi al suolo. Alle lesioni prodotte dall’urto, vanno quindi ad aggiungersi le lesioni dovute all’impatto con il suolo, nonché allo strisciamento sull’asfalto con ampie zone abrase, spesso infiltrate da particelle di manto stradale.

La fase di propulsione si realizza quando il pedone, proiettato al suolo, è nella traiettoria dell’auto e viene nuovamente a contatto con il paraurti o con le parti meccaniche del mezzo investitore. Tale fase, che precede l’arrotamento, è caratterizzata da lesioni contusive.

La fase di arrotamento, generalmente immediatamente susseguente alla propulsione, è provocata dalle ruote del mezzo che procede nella sua corsa. A seguito dell’arrotamento, per effetto della energia cinetica il corpo viene proiettato all’indietro generalmente sotto il mezzo e spesso arrotato anche dalle altre ruote. Durante tale fase si originano fratture del torace, del rachide, del bacino, lesioni viscerali e degli organi interni da maciullamento, associate ad imponenti emorragie, generando quindi un quadro di politrauma.

La fase del trascinamento si realizza qualora parti del corpo o degli indumenti, impigliandosi nelle parti meccaniche posteriori del mezzo, ne inducano il trascinamento, determinando la formazione di vaste aree ecchimotico-escoriate sino all’esposizione e all’usura dei piani ossei sottostanti. Le lesioni osservate nei bambini sono sempre più gravi a causa della loro altezza e in quanto vengono coinvolti immediatamente il cranio e il torace.

La gestione dell’emergenza

Le lesioni provocate dal veicolo investitore possono essere aggravate da un’errata immobilizzazione di parti fratturate o da una mancata stabilizzazione di un’emorragia interna che porta la vittima al dissanguamento. Ciò può essere evitato facendo ricorso al sistema di emergenza sanitaria e non al trasporto spontaneo da parte degli astanti (fenomeno che avviene, nella realtà, in circa il 50% delle vittime e che purtroppo non potrà mai essere completamento abbattuto).

Inoltre occorre tenere presente che tra le vittime che giungono al Pronto Soccorso potrebbe celarsi anche un attentatore munito di giubbetto o zaino esplosivo.

A livello clinico, nel caso di attentati con autoveicoli, ci si deve aspettare di trovarsi di fronte non solo alle lesioni proprie del trauma stradale in cui la vittima è il pedone, ma anche a lesioni più gravi perché, a differenza dell’incidente stradale in cui il veicolo viene fermato dallo stesso conducente, in questi casi il conducente non accenna minimamente a frenare, anzi spesso avanza zigzagando per colpire quanti più obiettivi possibile e mette in atto manovre per ripassare sui corpi travolti.

Inoltre è possibile rinvenire in soggetti non direttamente coinvolti dall’attacco lesioni da schiacciamento e da abbattimento al suolo dovute alla fuga originata dal panico generalizzato.

I rischi

Come in qualsiasi forma di aggressione collettiva su una strada pubblica, occorre tener presente quali sono i rischi principali:

  • rischio evolutivo in un contesto di terrorismo: uso contemporaneo di armi da fuoco;
  • auto e conducente sono sul posto: rischio di esplosione e/o di incendio da armi da fuoco;
  • solo auto sul posto e conducente fuggito: pericolo di esplosione per ordigno innescato.

Benché l’attuazione di misure di sicurezza spetti alle forze dell’ordine, in condizioni di emergenza quali quelle di un vehicle-ramming attack, la sicurezza per i soccorritori può essere compromessa.

I soccorritori devono essere in grado di effettuare una valutazione rapida del numero delle vittime e della loro distribuzione nello spazio. In questo genere di attacchi, gli scenari possibili sono 2:

  1. il veicolo ha continuato la sua corsa travolgendo tutti i pedoni incontrati: le vittime sono distribuite lungo il suo percorso (es. attacco a Nizza);
  2. il veicolo è stato bloccato immediatamente dopo l’impatto: le vittime sono concentrate in un piccolo spazio (es. attacco a Berlino).

Inoltre spesso questi scenari sono caratterizzati dalla presenza di mass media, che contribuiscono, involontariamente, a ingigantire l’effetto panico mentre i terroristi sono ancora all’opera.

Le strategie di soccorso e di assistenza

Il protocollo per la gestione delle maxi-emergenze prevede che occorra [4-7]:

  • raggruppare le vittime coscienti in grado di muoversi da sole o con l’aiuto di una terza persona in un’area considerata sicura, mentre le vittime rimaste sul campo saranno aiutate quando saranno raggiunte;
  • attivare un piano preordinato; ogni Prefettura ha predisposto piani specifici per eventi calamitosi, ma ancor più ha predisposto, con il concorso di tutti gli Enti e le Istituzioni che prendono parte ai soccorsi, un piano di Difesa Civile in cui sono contemplati diversi scenari possibili e ipotizzabili che vanno dall’attacco con uso di sostanze chimiche a quello con esplosivi. Il piano è costituito da tre grandi capitoli: strategia, tattica e logistica;
  • controllare le lesioni dominanti con priorità per: traumi cranici, lesioni ossee, lesioni dei tessuti molli ed emorragie. Questo controllo si avvale delle procedure di Triage, processo logico-valutativo che porta a identificare quali vittime devono essere trattate per prime, quali devono essere evacuate per prime e quali invece hanno necessità di essere stabilizzate in loco;
  • schierare uno o più Posti Medici Avanzati (PMA) secondo necessità per la stabilizzazione precoce e per non sovraccaricare di feriti gli ospedali vicini;
  • garantire supporto psicologico a vittime, parenti e soccorritori.

Occorre ricordare che i traumi complessi, con concomitante lesione dei vasi, risultano di difficile gestione e che la scelta di salvare o amputare un arto è particolarmente difficile anche per i chirurghi più esperti.

L’evoluzione della microchirurgia vascolare e lo sviluppo di nuovi mezzi di sintesi hanno permesso di rendere tecnicamente possibile il salvataggio degli arti anche in casi estremamente complessi, come ad esempio in presenza di un’importante sindrome da schiacciamento, che una decina di anni fa avrebbero giustificato l’amputazione.

Per contro, poiché in tali tipologie di attacco si possono riscontrare casi di amputazione traumatica di arti o parti di essi, spesso ci si può trovare di fronte alla decisione di proporre il reimpianto di un arto. Quindi è utile conoscere la logica comportamentale da tenere in tali casi:

  • stabilizzazione delle condizioni generali (ATLS – Advanced Trauma Life Support);
  • identificazione del meccanismo di lesione;
  • lavaggio con liquido di perfusione tissutale freddo (ipotermia e rischio del danno da riperfusione);
  • protezione dell’arto amputato in busta di plastica chiusa, immerso in ghiaccio tritato (evitare il contatto diretto).

Gli aspetti medico legali

Per quanto riguarda gli aspetti medico-legali, tutti gli attori del soccorso possono e devono partecipare alla preservazione delle prove, quali documenti di identità, oggettistica e vestiario, che possono essere determinanti nell’identificazione delle vittime (sia morti sia feriti) da parte della polizia, spesso già resa più difficile dalla presenza di turisti di nazionalità diverse (es. attentati di Nizza e Berlino).

Tutti i componenti delle squadre di soccorso sono vincolati dal segreto professionale. Dichiarazioni e testimonianze fuori luogo, così come la circolazione di immagini sul web non autorizzate, possono generare problemi di privacy. Pertanto solo il personale autorizzato può rilasciare dichiarazioni.

Gli effetti psicologici sul personale di soccorso

In caso di vehicle-ramming attack, il personale di soccorso si trova repentinamente e senza preavviso a dover affrontare una situazione altamente stressante. È necessaria un’elevata capacità di adattamento del proprio corpo e della propria mente per fronteggiare questa situazione di emergenza. Le implicazioni psicologiche colpiscono prevalentemente gli operatori che intervengono per primi. Possono poi concorrere ulteriori fattori ad amplificare lo stress, quali l’eventuale coinvolgimento di colleghi e amici. Come precedentemente evidenziato, gli stessi operatori sanitari possono rischiare di diventare vittime se l’attacco viene proseguito o ripetuto.

A seguito di tali eventi e spesso durante il verificarsi degli stessi, l’intervento di psicologi esperti in intervento nelle maxiemergenze risulta prezioso. Facendo tesoro di esperienze di altri, sarebbe utile non limitarsi a un debriefing, ma inserire sedute di formazione per i componenti di quelle squadre di soccorritori che più facilmente di altre, per posizione geografica o situazioni contingenti, hanno maggiori possibilità di intervenire in tali scenari complessi.

Bibliografia

  • 1. Organization of the Islamic Conference. Convention of the organisation of the islamic conference on combating international terrorism. Disponibile all’indirizzo www.oic-cdpu.org/en/getdoc/?dID=13 (ultimo accesso luglio 2017)
  • 2. Zolo D. Una nozione alternativa di terrorismo. Jura Gentium 2009; rubrica Filosofia e storia del diritto internazionale. Disponibile all’indirizzo http://www.juragentium.org/topics/thil/it/terror.htm (ultimo accesso luglio 2017)
  • 3. Centre for the Protection of National Infrastructure. Hostile Vehicle Mitigation. Disponibile all’indirizzo https://www.cpni.gov.uk/hostile-vehicle-mitigation (ultimo accesso luglio 2017)
  • 4. DPR 27 marzo 1992. Atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza. GU n. 76 del 31/3/92, Serie Generale
  • 5. Comunicato relativo al decreto del Ministro dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile 13 febbraio 2001, concernente: Adozione dei Criteri di massima per l’organizzazione dei soccorsi sanitari nelle catastrofi. GU n. 81 del 6/4/2001, Serie Generale
  • 6. Presidenza del Consiglio dei Ministri. Dipartimento della protezione civile. Servizio Rischio Sanitario e Ambientale. Criteri di massima sugli interventi psicosociali da attuare nelle catastrofi. Anno 2009. Disponibile all’indirizzo http://www.psicologiperipopoli.it/files/Criteri_di_massima%20(interventi%20psicosociali).pdf (ultimo accesso luglio 2017)
  • 7. Manuale Nazionale per la gestione delle crisi approvato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 24 marzo 1994

Ambulanza: quanti tipi ne esistono?

muso ambulanza 118

Quanti tipi di ambulanza esistono?

Sono 2 i tipi riconosciuti, e la distinzione è regolamentata dal Decreto Ministeriale 553 del 1987, che ne individua due tipologie:

  • Ambulanza di tipo A: Ambulanza, o meglio, autoambulanza di soccorso con dotazione per il trasporto di infermi o infortunati e per il servizio e le attività di pronto soccorso
  • Ambulanza di tipo B: ambulanza per il trasporto di infermi o infortunati, con dotazioni per il primo soccorso.

Quella che avete appena letto vale in Italia, mentre in Europa troviamo 3 diversi tipi di ambulanza

  • tipo A:  adibita e attrezzata al trasporto di pazienti non gravi, divisa in tipo A1 o A2. Tale distinzione indica se possono essere trasportate 1 o più pazienti;
  • tipo B: è l’ambulanza per il pronto soccorso ed il servizio di emergenza 118/112 quindi destinata al trasporto e al trattamento di pazienti gravi
  • tipo C:  è una vera e propria unità mobile di terapia intensiva, per il trasporto, monitoraggio e trattamento avanzato di pazienti gravi.
    Dotazioni dell’ambulanza

Un’ulteriore classificazione dei mezzi di trasporto sanitari viene fatta in base all’equipaggio presente a bordo dell’ambulanza e alle strumentazioni presenti nel mezzo. Distinguiamo quindi:

  • MSB (Mezzi di Soccorso di Base).  Il personale a bordo è costituito da soli soccorritori, uno dei quali è l’autista, ovviamente. Devono essere presenti almeno 2 operatori, le disposizioni di alcune regioni ne richiedono almeno 3 e devono essere in possesso della qualifica di soccorritori e avere seguito per lo meno dei corsi di BLSD e uso del defibrillatore e possibilmente un corso sulla gestione del trauma. 
  • MSI o MSAB (Mezzi di Soccorso Intermedio o Avanzato di Base) oltre ai soccorritori a bordo del mezzo è presente infermiere;
  • MSA (Mezzi di Soccorso Avanzato): a bordo di quest’ambulanza sono presenti soccorritore, medico e infermiere.

Dispositivi sonori e lampeggianti

Tutte le ambulanze devono essere dotate obbligatoriamente della sirena e di lampeggiante di colore blu come indicato nell’articolo 177 del codice della strada.


CHI PUO’ LAVORARE A BORDO DELLE AMBULANZE?

Oltre al personale sanitario come il medico e l’infermiere, bisogna aver seguito un corso da soccorritore 118

Protocollo operativo personale 118 – Provincia Bari e BAT

paziente su tavola spinale

Sanità Puglia e il protocollo 118

A fine anno 2020 è stato pubblicato il nuovo protocollo 118, relativo al sistema emergenza urgenza 118 della provincia di Bari e BAT.

Un momento importante per la sanità provinciale che non solo chiude un anno, ma introduce l’aggiornamento dei protocolli operativi.

Goodfor Lab è sempre pronta a rispondere alle esigenze della pubblica cittadinanza ma anche degli addetti ai lavori del sistema sanitario A vostra disposizione l’intero file in formato pdf.

Si tratta di un documento corposo e completo, costituito da oltre 200 pagine, e per il quale ne consigliamo la lettura e lo studio approfondito a tutti gli operatori del settore, medici, infermieri e soccorritori, sia del territorio, che della centrale operativa

Buona lettura!

Come scaricare il protocollo 118

Scaricare il protocollo è semplicissimo: 

Telefonata ai numeri di emergenza: la richiamata

Quando effettuate una telefonata ai numeri di emergenza (112, 118, 1530, etc) componete esattamente quel numero e otterrete la risposta dalla centrale operativa.
Ma come funziona il sistema di richiamata, tramite cui la centrale operativa richiama gli utenti? 

Articolo originale: EENA, European Emergency Number Associatione (https://eena.org/ ) e fornito da Dipietro Gaetano, Member  Europe  112 Emergency Services Staff Network. (https://eena.org/emergency-services/)
Parola chiave PSAP (Public-Safety Answering Point). PSAP di 1° livello è il 112; In Italia  sono PSAP di secondo livello il 113, 115, 118.

Sia per ottenere un aggiornamento o ulteriori informazioni sulla situazione o perché la chiamata è stata interrotta, i Servizi di Emergenza a volte devono contattare una persona che li ha precedentemente chiamati.
Tuttavia, la cosiddetta capacità di “ricontatto” è “trattata” in diversi modi nei vari paesi. 

Questionario.

L’articolo riporta le risultanze di un questionario trasmesso da EENA a 24 paesi ed è stato originato il 24 aprile 2020 da una  richiesta  del Ministero degli Interni della Bulgaria (che è responsabile, in quella nazione, del 112). Si chiedevano informazioni su come viene evidenziato il numero di telefono dell’organizzazione di risposta alle emergenze, nei casi in cui devono richiamare una persona in difficoltà. L’8 maggio 2020, il questionario è stato inviato alla mailing list ESSN (Emergency Services Staff Network) di EENA ed oggi le risultanze sono state trasmesse a tutti gli interessati. 

Risultati.

Sono state ricevute 37 risposte da 24 paesi che hanno mostrato differenze nel modo in cui il numero chiamante di coloro che effettuano chiamate di emergenza viene reso evidente alle persone richiamate.

Una delle principali differenze nel modo in cui viene implementata la funzionalità di richiamata è se l’identificazione della Linea Chiamante (CLI) dell’operatore che richiama viene presentata al chiamante in pericolo in chiaro o appare come “privata” o “sconosciuta”. 

Mentre la maggior parte dei PSAP che richiamano una persona in difficoltà ha un numero di telefono evidenziato alle persone chiamate, le chiamate effettuate dai PSAP in paesi come Australia, Bulgaria, Lituania o Paesi Bassi non hanno identificativo (CLI) per motivi diversi.

I rappresentanti del Canada hanno sollevato preoccupazioni sulla sicurezza della persona richiamata: ad esempio, se il centro 911 richiama una vittima di violenza domestica, visualizzare il numero “911” può essere pericoloso. Per affrontare questo problema, gli operatori norvegesi possono effettuare una chiamata con un numero nascosto se temono per la sicurezza delle persone che vengono chiamate.

In Lituania, il numero di telefono è nascosto perché non è possibile visualizzare “112” e i servizi di emergenza vogliono incoraggiare gli utenti a richiamare il numero a tre cifre 112 in modo che la stessa chiamata possa essere trattata come una chiamata di emergenza (posizione fornita, priorità nella rete, etc …) .

Nello stato dell’Australia meridionale, anche gli operatori della polizia effettuano richiamate con un numero nascosto. Tuttavia, di solito menzionano durante la chiamata iniziale che la persona potrebbe essere richiamata da un numero privato. Anche nei Paesi Bassi la CLI appare privata, ma questo non è risultato essere un grande problema.

Nella maggior parte dei paesi, tuttavia, viene visualizzato un numero di telefono quando i servizi di emergenza richiamano una persona. Questi numeri possono differire: può essere il numero di emergenza collegato al PSAP, un altro numero breve o un numero lungo.

In diversi paesi, è possibile visualizzare il numero di emergenza composto per raggiungere il PSAP (ad esempio “112”). Questo è il caso ad esempio in Islanda, Lussemburgo, Turchia o Repubblica Ceca, ma ciò non è sempre possibile in altri paesi.

Tuttavia, le autorità di diversi paesi potrebbero dover aggiungere un prefisso regionale prima del numero di emergenza (02999 ad Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti). In Romania, le chiamate in uscita da tutti i PSAP sono presentate con “21112”, 21 essendo il codice regionale per Bucarest.

Soluzione.

Nella maggior parte dei paesi, è un numero lungo che viene visualizzato quando si richiama una persona. Questo numero lungo può corrispondere a: 

  • la linea diretta dell’operatore, come nel caso della Lettonia (e le persone possono richiamare i 112 utenti delle chiamate sulle loro linee dirette); 
  • un numero lungo che può essere identificato come proveniente dai PSAP (ad esempio: 0.800.112.112 in Finlandia); 
  • un numero lungo casuale. 

La presentazione di un numero lungo porta a due sfide da affrontare: 

  • Innanzitutto, se le persone in una situazione di emergenza vengono chiamate da un numero che non conoscono, potrebbero rifiutare la chiamata in arrivo (come se il numero fosse “privato”). Per ovviare a questo, se gli operatori dei servizi medici norvegesi temono che la persona che desiderano chiamare non risponderà, hanno la possibilità di effettuare una chiamata con il numero ‘113’ (numero di emergenza per i servizi medici in Norvegia) visualizzato (invece del numero lungo). 

Strategia.

Una seconda sfida di presentazione di numeri lunghi è che le persone potrebbero voler richiamare questo numero per fornire informazioni aggiuntive, ma alcune autorità potrebbero voler impedire tale metodica. 

È per questo motivo che in Lituania le autorità preferiscono avere una CLI sconosciuta. 

In Belgio o in Finlandia, quando vengono richiamati i numeri lunghi, esiste un messaggio vocale automatico che spiega che i servizi di emergenza hanno tentato di richiamare la persona e che è necessario chiamare il numero di emergenza pertinente se desiderano comunicare nuovamente. 

Pertanto, mentre i paesi condividono preoccupazioni e opinioni simili sull’importanza di poter richiamare qualcuno, le strategie su come rendere evidente questo numero possono differire. Queste differenze possono essere riassunte nel diagramma seguente:

  • Non presentare alcun numero
  • Presentare il numero di emergenza
  • Presentare altri numeri brevi – con o senza  possibilità di richiamo
  • Presentare numeri estesi – con o senza  possibilità di richiamo

Riepilogo.

Australia – Polizia del Sud Australia Il numero di telefono appare come “sconosciuto”. Gli Operatori di    Centrale sono addestrati a dire ai cittadini che potranno essere richiamati da un numero sconosciuto. 

Austria – Il numero di telefono visualizzato è il numero di telefono del gateway, che è un numero lungo. Le persone possono richiamare questo numero. 

Belgio Il numero presentato è un numero lungo standard, che differisce da un PSAP all’altro. Quando le persone provano a richiamare questo numero, sentono un messaggio in diverse lingue che dice “I servizi di emergenza hanno provato a chiamarti, per favore chiama  112 per VVF e Sanità ; e 101 per la Polizia”. 

Canada – Quebec – Per la maggior parte dei PSAP, il numero non viene visualizzato.

Repubblica Ceca – Servizi antincendio e di salvataggio Le chiamate provenienti da 112 PSAP sono presentate con il numero “112”.

Finlandia- Viene visualizzato il numero 0800112112. Se le persone richiamano questo numero, sentiranno un messaggio vocale che dice che il 112 Response Center ha cercato di raggiungerli.

Francia – Servizi antincendio e di salvataggio- Il numero di telefono viene generalmente visualizzato, ma potrebbe non essere necessariamente il numero lungo di PSAP. Alcuni PSAP usano invece un numero fittizio.

Germania- Alcuni PSAP hanno un numero lungo locale visualizzato. Altri PSAP non hanno alcun numero visualizzato.

Islanda- Quando la richiamata viene effettuata da un call-taker 112, viene visualizzato 112; quando la richiamata viene effettuata da altrove, viene visualizzato un altro numero.

Irlanda- Un numero locale può essere visualizzato ma non sempre (a volte la presentazione della CLI è impedita per motivi di sicurezza) e non ovunque.

Italia- in alcune realtà il numero che richiama è visibile ma non può essere richiamato, in altre realtà appare “numero privato”

Lettonia- Se la persona richiamata ha disattivato l’opzione per mostrare i numeri, verrà visualizzato un numero tecnico dall’MNO ( Operatori possessori della Rete) . Altrimenti, viene presentato il numero diretto del chiamante.

Lituania- Il numero di telefono non viene visualizzato e appare come privato.

Lussemburgo- Numero visualizzato: 112 , anche in caso di SMS (Short Message Service).

Montenegro- Numero di telefono visualizzato è quello breve .

Olanda- Il numero di telefono non viene visualizzato

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