Ambulanza: quanti tipi ne esistono?

Quanti tipi di ambulanza esistono?

Sono 2 i tipi riconosciuti, e la distinzione è regolamentata dal Decreto Ministeriale 553 del 1987, che ne individua due tipologie:

  • tipo A: Ambulanza, o meglio, autoambulanza di soccorso con dotazione per il trasporto di infermi o infortunati e per il servizio e le attività di pronto soccorso
  • tipo B: ambulanza per il trasporto di infermi o infortunati, con dotazioni per il primo soccorso.

Quella che avete appena letto vale in Italia, mentre in Europa troviamo 3 diversi tipi di ambulanza

  • tipo A:  adibita e attrezzata al trasporto di pazienti non gravi, divisa in tipo A1 o A2. Tale distinzione indica se possono essere trasportate 1 o più pazienti;
  • tipo B: è l’ambulanza per il pronto soccorso ed il servizio di emergenza 118/112 quindi destinata al trasporto e al trattamento di pazienti gravi
  • tipo C:  è una vera e propria unità mobile di terapia intensiva, per il trasporto, monitoraggio e trattamento avanzato di pazienti gravi.
    Dotazioni dell’ambulanza

Un’ulteriore classificazione dei mezzi di trasporto sanitari viene fatta in base all’equipaggio presente a bordo dell’ambulanza e alle strumentazioni presenti nel mezzo. Distinguiamo quindi:

  • MSB (Mezzi di Soccorso di Base).  Il personale a bordo è costituito da soli soccorritori, uno dei quali è l’autista, ovviamente. Devono essere presenti almeno 2 operatori, le disposizioni di alcune regioni ne richiedono almeno 3 e devono essere in possesso della qualifica di soccorritori e avere seguito per lo meno dei corsi di BLSD e uso del defibrillatore e possibilmente un corso sulla gestione del trauma. 
  • MSI o MSAB (Mezzi di Soccorso Intermedio o Avanzato di Base) oltre ai soccorritori a bordo del mezzo è presente infermiere;
  • MSA (Mezzi di Soccorso Avanzato): a bordo di quest’ambulanza sono presenti soccorritore, medico e infermiere.

Dispositivi sonori e lampeggianti

Tutte le ambulanze devono essere dotate obbligatoriamente della sirena e di lampeggiante di colore blu come indicato nell’articolo 177 del codice della strada.

Vaccino Israele: come hanno fatto a somministrarlo già a tutti?

vaccino israele

Le tre "P"

Il vaccino in Israele è già stato somministrato a quasi tutta la popolazione?
Come hanno fatto? Perchè sono stati più bravi di noi?
La bravura non c’entra, o meglio va ricercata un po’ indietro negli anni.

Usando un acronimo, potremmo riassumere tutto con la sigla 3P:

  • Paura
  • Prevenzione
  • Preparazione

Israele ha un passato di attentati terroristici che hanno sconvolto il paese negli ultimi decenni.

Naturalmente la pandemia non ha nulla a che fare con un attentato terroristico, ma ha in comune una cosa: la consapevolezza della possibilità di essere “attaccati” con un agente biologico.

Il mondo si è sempre dotato di strumenti per affrontare una guerra, combattuta con le armi che noi immaginiamo vengano utilizzate per combatterla: eserciti, fucili, aerei. Per questo, per difenderci, sono stati creati giubbotti anti proiettile sempre più impenetrabili, coperture balistiche e strumenti di contraerea.

La guerra che stiamo combattendo invece è contro un nemico che non sapevamo come avrebbe attaccato, e ha costretto a cambiare improvvisamente le regole del soccorso sanitario.

Nessuno era preparato a farlo. Tranne Israele.

La paura per gli attentati terroristici

vaccino israele

Per il timore di attentati terroristici, gli israeliani hanno sempre destinato l’accesso agli ospedali come ultima risorsa, sviluppando e incentivando l’assistenza sanitaria domiciliare. Negli ospedali, quindi, ci si va quando è davvero necessario, e questo proprio per la paura di attentati terroristici.

Non esiste un obiettivo più sensibile di un ospedale.

È difficile da evacuare, vista la presenza di ammalati che non possono scappare in autonomia, oltre che luogo in cui soccorrere le persone colpite da un attentato.
Colpisci in maniera duplice: attaccando un ospedale attacchi anche chi dovrebbe soccorrere.
Se non puoi andare in ospedale come fai a curarti? Lo stato di Israele ha puntato tantissimo sulla tele assistenza e la telemedicina. Così, quello che per noi è stato un totale cambio di paradigma, ovvero non poter accedere agli ospedali, per loro era la normalità già da anni.

Vaccinazione

vaccino israele

Sul tema della somministrazione di massa del vaccino in Israele, lo stato asiatico ha battuto tutti gli altri stati del mondo.
Cosa ha permesso questa rapidità? La paura degli attacchi terroristici.

Israele negli anni, temendo attacchi anche con armi biologiche, aveva dei piani ed era formata a metterli in atto per effettuare vaccinazioni di massa.

Quando è arrivato il vaccino per il Covid-19, avevano già hub per somministrare il farmaco, spazi per stoccarlo e personale formato per la gestione di questi eventi.

Anche la popolazione era mentalmente pronta ad affrontare una situazione di questo tipo.

Non sono stati più bravi di tutti gli altri durante la pandemia.
Lo sono stati prima ancora che la pandemia arrivasse.

Protocollo operativo personale 118 – Provincia Bari e BAT

Sanità Puglia e il protocollo 118

A fine anno 2020 è stato pubblicato il nuovo protocollo 118, relativo al sistema emergenza urgenza 118 della provincia di Bari e BAT.

Un momento importante per la sanità provinciale che non solo chiude un anno, ma introduce l’aggiornamento dei protocolli operativi.

Goodfor Lab è sempre pronta a rispondere alle esigenze della pubblica cittadinanza ma anche degli addetti ai lavori del sistema sanitario A vostra disposizione l’intero file in formato pdf.

Si tratta di un documento corposo e completo, costituito da oltre 200 pagine, e per il quale ne consigliamo la lettura e lo studio approfondito a tutti gli operatori del settore, medici, infermieri e soccorritori, sia del territorio, che della centrale operativa

Buona lettura!

Come scaricare il protocollo 118

Scaricare il protocollo è semplicissimo: 

È possibile comprare una bombola ossigeno in caso di COVID 19?

Comprare una bombola di ossigeno e COVID 19: come posso averne una in casa?

Riceviamo molte richieste di persone che vorrebbero comprare una bombola di ossigeno per emergenza in caso di covid 19. È davvero possibile?

Bombola di ossigeno

Quello che molti non sanno è che l’ossigeno medicale, è un vero è proprio farmaco, e come tutti i farmaci ha sia un effetto terapeutico, ma può avere anche degli effetti collaterali, e il suo acquisto avviene in farmacia,

Sicuramente molti di voi avranno conoscenti, o vicini di casa che sono in trattamento con ossigeno e quindi possiedono una bombola. Questi pazienti hanno quindi una patologia per la cui terapia un medico ha prescritto la somministrazione dell’ossigeno attraverso un piano terapeutico.

Con questo piano terapeutico e relativa ricetta, il paziente in farmacia può dotarsi di una bombola di ossigeno.
Ne esistono vari tipi: bombole di ossigeno liquido, compresso, concentratori di ossigeno, walker ricaricabili e portatili etc., ma comunque la loro dispensazione e fornitura avviene tramite la farmacia, che contatterà l’azienda produttrice che vi consegnerà la bombola a domicilio.

SE NON HO UNA PATOLOGIA, POSSO ACQUISTARNE UNA?

La risposta è no.
Ma in caso di patologia, anche legata al COVID 19 il vostro medico di medicina generale o pediatra potrà prescrivere l’ossigeno, e con la ricetta acquistarla presso la vostra farmacia.

SE NE POSSIEDO GIÀ UNA POSSO UTILIZZARLA?

In autonomia, assolutamente no. L’ossigeno medicale, lo ripetiamo è un farmaco, e anche se può apparire innocuo, se usato in maniera incauta può dare diversi effetti collaterali. Quindi prima di utilizzarlo rivolgetevi al vostro medico e sarà lui a dirvi se utilizzare la bombola di ossigeno e come farlo.

Per approfondire  a livello normativo vi invitiamo a consultare solo fonti ufficiali, come il sito AIFA

Se possiedi una bombola ricorda che le modalità di ricarica della stessa sono cambiate. Leggi questo articolo

BLSD Associazioni sportive

SOSTENIAMO CON UN CORSO BLSD LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE CHIUSE  SEGUITO DELL’ULTIMO DPCM

Ci occupiamo di salute ed emergenza sanitaria, e vorremmo dare un piccolo aiuto e segnale di vicinanza a tutte le associazioni sportive che hanno visto interrotta la loro attività a causa dell’emergenza nazionale e con le nuove restrizioni riportate nel DPCM di Ottobre

corso blsd associazioni sportive chiuse dpcmTutte le associazioni sportive, dilettantistiche e professionistiche, hanno l’obbligo di detenere un defibrillatore nella propria struttura, e relativo personale formato al suo utilizzo, a seguito della partecipazione ad un corso BLSD.

La presenza del defibrillatore e del personale abilitato deve essere garantita sia durante gli allenamenti che durante le manifestazioni ufficiali (gare, tornei etc).

Noi per lavoro ci occupiamo di salute e lo sport è salute.
E vogliamo dare un piccolo contributo.

Vogliamo offrire 1 corso BLSD ai titolari delle attività sportive, erogato da un centro di formazione accreditato presso la Regione Puglia.

CHI PUO’ PARTECIPARE ALLA PROMOZIONE “BLSD ASSOCIAZIONI SPORTIVE”?

La promozione è rivolta esclusivamente alle associazioni sportive dilettantistiche.

Il corso BLSD per le associazioni sportive verrà erogato presso il nostro centro di formazione e potrà parteciparvi 1 sola persona per singola attività,  purchè possa dimostrare di essere appartenente alla struttura sportiva.

Per partecipare, l’utente non dovrà essere già in possesso di attestato BLSD in corso di validità, quindi già scaduto, oppure essere in possesso di BLSD con brevetto in scadenza (entro 30 giorni).
Ricordiamo che l’attestato BLSD ha una validità di 24 mesi. Controlla quindi la data riportata sul tuo attestato.

Qualora, a seguito di controllo sul registro degli abilitati all’uso del defibrillatore della Regione Puglia, il partecipante dovesse risultare già in possesso di certificazione, non potrà partecipare alla promozione.

COME PARTECIPARE

I posti sono limitati e sarà necessaria la prenotazione.

Per maggiori info scrivere una mail tramite il nostro modulo contatti, cliccando qui specificando che si vuole partecipare alla promozioni per le associazioni sportive.

Telemedicina e Covid 19

Riportiamo di seguito il 18° comunicato della presidenza @itim (Associazione Italiana di Telemedicina e Informatica Medica) su Covid-19, nuova ondata e attivazione di servizi di telemedicina.

Vi ricordiamo inoltre che in data 6-7 Novembre, in modalità Webinar ibrido (presenza e virtuale) si terrà il nono workhop nazionale “Intelligenza Artificiale, NeuroRobotica, BCI, NeuroRiabilitazione  e Teleneurologia” e relativa call per i seminari nazionali FIM e NeuroInformatica 2020.
Per ulteriori Info e modalità di partecipazione, contattare: segreteria@iitm.eu

Grazie al Prof. Francesco Sicurello, presidente @itim per la condivisione di questo interessante documento.

18° comunicato @itim, 28 Settembre 2020

Con le ferie e le vacanze estive forse ci siamo lasciati andare un pò nell’attenzione alla circolazione del Covid-19 rischiando anche in Italia una seconda ondata. La pandemia ormai colpisce tantissimi paesi nel mondo (in modo particolare USA, Brasile e vari paesi sudamericani, India, Russia, Sud Africa, ecc.) e sta ritornando in modo grave (con una certa sorpresa degli esperti internazionali e nostrani che ormai parlano al seguito di questo o quel politico per poi posizionarsi come assessori, consulenti, ecc. alla faccia dell’indipendenza della scienza!) in particolare in Israele e in diversi paesi europei come Regno Unito, Spagna, Francia, ecc. I positivi al virus crescono in modo esponenziale passando in un mese e mezzo da 20 milioni (10 agosto) agli oltre 33 milioni di oggi (5 milioni sottostimati ogni 15-20 giorni!). In questo stesso periodo di agosto-settembre a livello globale i morti, con più di 1000 decessi in un giorno, sono passati da 700000 ad un milione (anche questi probabilmente sottostimati).

Preoccupante è la situazione dei paesi Europei (oltre 5 milioni e mezzo di contagiati) con un forte aumento dei contagi specialmente in Spagna arrivati oggi ad oltre 700000, UK con oltre 400000, Francia con oltre 500000, Germania con oltre 250000, Italia con oltre 300000, ecc. In alcuni di questi paesi non si escludono nuovi lockdown locali o più vasti.

Sembra di essere ritornati ai mesi di marzo e aprile quando in Spagna, Inghilterra e forse anche da noi nei momenti di picco epidemico i sanitari erano costretti, per la carenza di posti in terapia intensiva, a scegliere chi ricoverare o meno in rianimazione. In vari ospedali di Marsiglia dei medici dicono che non possono più gestire pazienti Covid a scapito degli altri malati (oncologici, cardiopatici, ecc.) che necessitano di terapie appropriate ed interventi chirurgici e quindi anche di rianimazione e terapia intensiva.

E, come nei primi mesi dell’era Covid-19 (pare ritardata dagli ultimi mesi del 2019 al 2020 per gravi carenze informative della Cina e della stessa OMS), si potrebbe arrivare forse ad un passo dal collasso dei sistemi sanitari nazionali e regionali, specialmente quelli centrati su ospedali ma carenti di medicina comunitaria e territoriale. E ritorniamo all’inizio di questa tragedia quando, come associazione @itim, abbiamo subito detto che in questa pandemia, come in tutte le emergenze e sorveglianze epidemiologiche, il problema sia la prevenzione ed il monitoraggio della malattia ovvero controllare la diffusione del virus e l’aggravamento dei pazienti colpiti e a rischio di coronavirus, come anziani e disabili con patologie croniche.

Si va dicendo che ora siamo più preparati (anche se qualcuno ancora è del parere che il virus ha perso la sua carica in quanto non si vedono malati in terapia intensiva, come se dovessero tutti aggravarsi!), ma non essendoci una cura efficace ed ancora un vaccino sicuro l’unica cura è la riduzione drastica del rischio che è dato dai contatti interpersonali. Per cui mascherine, distanziamento fisico, igiene e tracciamento, per evitare nuovi lockdown generalizzati, sono le condizioni necessarie anche se non sufficienti a circoscrivere l’epidemia. E le persone contagiate (asintomatiche e non) e i malati di Covid devono essere curati e controllati. E ciò si può fare rafforzando le strutture ospedaliere e soprattutto quelle sanitarie della medicina di base e dell’assistenza domiciliare, ricorrendo ed aumentando sempre più l’uso delle reti telematiche, dei sistemi digitali e dei servizi di telemedicina. Solo così si può fronteggiare il virus ed assistere meglio i pazienti Covid: occorre distinguere e differenziare la diagnosi grazie a televisite e telemonitoraggi, anche domiciliari, di parametri clinici come febbre, temperatura, SpO2, peso, ecc.

Questi sistemi e servizi di teleassistenza sanitaria, ora più che mai, devono particolarmente finanziati ed entrare a regime come parti integranti di una Sanità riorganizzata e coordinata a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale in particolare europeo.

Solo così si può avere un vero sistema sanitario integrato a rete con vari livelli di assistenza, diagnosi, cura e riabilitazione ed i pazienti possono essere così assistiti bene in base anche al livello di gravità del rischio Covid. Cioè differenziando meglio i pazienti lievi e medio gravi da quelli più gravi, in modo da fornire le terapie idonee in ambulatorio, in reparto ma anche a casa dove si possono assistere e curare i primi ed invece ricoverare i secondi. In tal modo si potrebbe ridurre l’ospedalizzazione e la pressione sulle terapie intensive. Che resta il problema principale di una eventuale nuova ondata di contagi anche per l’arrivo dell’influenza invernale (l’R0 ora è ancora sotto 1 e se dovesse aumentare di molto, nonostante l’aumentato numero di terapie intensive, il sistema non sarebbe in grado di far fronte al numero di malati).

Quindi telemedicina, telemonitoraggio e saturimetri a casa dei malati e così, oggi più preparati e consapevoli di ieri, possiamo contribuire a contenere gli effetti nefasti della pandemia.

Ciò, con alcuni colleghi, l’abbiamo scritto a marzo in un contributo pubblicato sul British Journal of Medicine e lo ribadiamo ancora oggi con questo paper sulla rivista

Journal of Global Health (Q1 in Health Poplicy e 2,3 IF),

di cui al seguente link:

http://www.jogh.org/documents/issue202002/jogh-10-020371_AU.pdf

Cari saluti

Francesco Sicurello (presidente @itim/iitm)

Saturimetro e corona virus: come utilizzarlo

Si sta parlando molto del saturimetro in caso di corona virus. Vediamo come funziona e come utilizzarlo in casa.

Cosa è il saturimetro

Se avete intenzione di comprarne uno è importante sapere che potete cercarlo anche con il nome di pulsiossimetro o ossimetro. Sono altri 2 modi con cui viene chiamato il saturimetro.in caso di corona virus come si usa un saturimetro

Questo strumento non è invasivo e non è doloroso da utilizzare oltre ad essere estremamente preciso.
Dovete immaginarlo come un po’ più spesso e più largo di un accendino, e solitamente si applica al dito, come se fosse una molletta.
Una volta acceso, dopo qualche secondo vi comunicherà il valore della vostra saturazione.

A cosa serve il saturimetro?

Come dice il nome stesso, va a misurare il valore della saturimetria.
Come sapete il nostro sangue trasporta l’ossigeno raggiungendo tutte le parti del nostro corpo. Il sangue si ossigena negli alveoli dei polmoni perchè è qui che avviene uno cambio molto importante.

I polmoni cedono l’ossigeno al sangue, e il sangue cede ai polmoni l’anidride carbonica.
Forse vi è più familiare il termine glicemia, ovvero la quantità di zucchero presente nel sangue.
Ecco la saturimetria è molto simile come concetto, perchè ci dice quanto ossigeno c’è nel sangue.
Più ossigeno c’è, meglio è.

Saturimetro e corona virus

La malattia dovuta al corona virus è principalmente la polmonite, che è un’infiammazione degli alveoli polmonari, che si riempiono di liquido infiammatorio e non permettono una corretta ossigenazione del sangue, e per tale motivo il sangue di una persona con la polmonite, avrà una saturimetria più bassa del normale.

Una persona in buono stato di salute ha una saturimetria compresa tra il  100% e il 95%
Una persona con valori tra il 95% e 90 % ha una lieve ipossia
I valori inferiori al 90% vanno considerati patologici e meritano grande attenzione

Se ho il corona virus, posso usare il saturimetro a casa?

Ovviamente si. È uno strumento semplicissimo da utilizzare e può essere utile per fare un auto monitoraggio del proprio stato di salute in caso di febbre e tosse qualora si sospetti di essere a rischio corona virus e polmonite.

Accortezze per usare il saturimetro in casa

Ci sono alcune variabili che possono rendere complessa la misurazione della saturazione del sangue e sono principalmente 2.

La prima è la presenza dello smalto sulle unghie. Un qualsiasi tipo di smalto, anche quello trasparente per intenderci, può influire in negativo sul valore della saturimetria.

Lo strato di smalto crea una vera e propria barriera che rallenta l’analisi dello strumento rendendola poco attendibile. Visto che dovete stare in casa, utilizzare lo smalto in questo periodo è superfluo, e inoltre non avendolo sulle dita, agevolerete il lavoro dei sanitari. Fermo restando che la saturimetria può essere misurata anche sul lobo dell’orecchio o alle dita dei piedi, per esempio.

La seconda cosa che può portare ad una errata misurazione del valore è il freddo. Con le basse temperature, diminuisce la circolazione del sangue a livello periferico, alle dita.

Quindi se utilizziamo il saturimetro su un dito freddo, ad esempio dopo che siamo tornati da fare la spesa, molto probabilmente quel dato che misureremo sarà poco attendibile. Meglio aspettare qualche minuto prima di misurare la saturimetria.

 

CORONA VIRUS: chi chiamare se mi sento poco bene

Siamo in piena pandemia da corona virus ed è molto semplice entrare nel panico se si avvertono alcuni sintomi influenzali.
In questi casi, a chi bisogna rivolgersi?

CORONA VIRUS: 118, medico di base o pronto soccorso?

In questo periodo tutto è stato stravolto, sono stati creati ospedali dedicati esclusivamente ai pazienti infettati dal Corona virus, sono stati creati dei filtri (tende pre-triage) per evitare di entrare in pronto soccorso e rischiare di infettarsi o infettare altre persone. La sanità italiana si è dovuta adattare alla situazione e per il bene della comunità, anche i cittadini devono cambiare le proprie abitudini.

Esempio 1: paziente con tosse e febbre

Se avete tosse e febbre, la raccomandazione è di restare a casa e di contattare il vostro medico di base, o il pediatra di libera scelta in caso di bambini. Saranno loro a prescrivervi la corretta terapia e monitorare la vostra situazione.

Si raccomanda, di non prendere iniziative e non assumere farmaci senza una prescrizione o suggerimento del vostro medico.

Dopo qualche giorno i sintomi potrebbero terminare, la temperatura si abbasserà e comincerà a diminuire la tosse.

Quindi, in caso di febbre e tosse il vostro riferimento sarà il medico di base.

Esempio 2: paziente con tosse, febbre e difficoltà respiratoria.

Se oltre ad avere tosse e febbre, doveste accusare difficoltà respiratoria (dispnea), in questo caso sarà opportuno chiamare il 118.

La difficoltà respiratoria rientra infatti nella casistica delle emergenza-urgenza, ovvero una persona che respira in difficoltà può essere in pericolo di vita.

Una cosa molto importante è ricordarsi di comunicare al 118, che oltre alla difficoltà respiratoria si ha febbre e tosse. In questo modo l’equipaggio del 118 indosserà gli opportuni dispositivi di protezione individuale (mascherina, tuta, guanti, etc) in modo da essere protetti qualora voi foste infetti da corona virus.

A chi posso richiedere il tampone per il corona virus.

Premessa: Il tampone non lo esegue il 118.

È totalmente inutile chiamare il 118 per farsi fare il tampone.

Il tampone viene prelevato e successivamente analizzato in laboratorio. Il 118 non ha gli strumenti per analizzare il tampone.
Non lo si può richiedere autonomamente, ma viene effettuato se si rientra in casi particolari, ad esempio se si viene ricoverati in ospedale con febbre e tosse e difficoltà respiratoria, per capire se il paziente ha una normale influenza o qualsiasi altra patologia oppure se ha effettivamente contratto il corona virus.

ESEMPIO 3: con febbre e tosse mi reco al pronto soccorso.

Sbagliatissimo.
Per 3 motivi:

  1. Con febbre e tosse non è opportuno uscire di casa e prendere altro freddo e magari aggravare il nostro stato di salute. Meglio restare in casa, al caldo e non esporsi a sbalzi di temperatura.
  2. Avere febbre e tosse in nessun caso, a prescindere dal corona virus, sono un valido motivo per recarsi al pronto soccorso. Molto più utile rivolgersi al medico di base o alla guardia medica.
  3. Avendo febbre e tosse, potremmo, se affetti da corona virus, contagiare tutte le persone presenti al pronto soccorso (sanitari e altri pazienti) creando così un danno per la comunità.

In conclusione

Febbre e tosse -> Chiamo il medico di base

Febbre e tosse e difficoltà respiratoria -> 118, comunicando anche gli altri sintomi (febbre o tosse)

Non decidere autonomamente di recarsi al pronto soccorso

E sopratutto…

 

RESTATE A CASA

 

Bagnino o spiaggista?

Bagnino o spiaggista?

I compiti del bagnino sono ben precisati. Spesso però negli stabilimenti balneari, il bagnino ha anche il ruolo di spiaggista. 

Compiti del bagnino

Lo potete chiamare bagnino di salvataggio, assistente bagnante o più all’americana guardispiaggia, è ha un ruolo ben preciso:

  • previene gli incidenti in acqua (mare, piscina o lago che sia);
  • interviene in caso di incidenti (salvataggio) e attua il primo soccorso; clicca per approfondire
  • Fa si che vengano rispettate le ordinanze emanate dalla Capitaneria di Porto

Questi sono i principali compiti del bagnino di salvataggio.

Mansioni dello spiaggista

Le mansioni dello spiaggista non sono invece così ben delineate come i compiti del bagnino. Solitamente si occupa di accogliere i clienti del lido, fornisce loro spiaggine, ombrelloni, sedie sdraio, etc; mantiene puliti gli spazi o serve bevande etc. Una cosa è certa.

Non si occupa del salvataggio.

Molti bagnini fanno gli spiaggisti

Questa ormai è una pratica consolidata. I titolari di molti stabilimenti, invece di assumere 2 persone, un bagnino e uno spiaggista, ne assume solo una, ovvero il bagnino (lo devono avere per legge), affidando a lui anche le mansioni di uno spiaggista.

I due ruoli però sono incompatibili. Durante il suo servizio il compito del bagnino è quello di presidiare e vigilare i bagnanti. Se ha una necessita, fosse anche andare in bagno o fare la pausa pranzo, deve avere qualcuno che lo sostituisce, altrimenti rischia anche una denuncia colposa per interruzione di pubblica attività, per esempio.

E ne risponde anche amministrativamente, anche se il bagnino stava svolgendo un’altra attività, anche se su ordine del proprio datore di lavoro.

Avere un bagnino che durante il suo servizio deve provvedere a rifornire il lido di lettini e ombrelloni vuol dire non presidiare e non vigilare sui bagnanti. E in caso di incidente, come un annegamento, può risponderne personalmente a livello penale.

Come evitare tutto questo?

Il cambiamento parte sempre da noi stessi.
In primis ci rivolgiamo agli stabilimenti balneari e ci affidiamo alla loro correttezza.
In secondo luogo se vi capita fate presente che questo tipo di attività non è corretta, ma ancor di più quando vi trovate a mare, rispettate le indicazioni del bagnino.

La bandiera rossa vuol dire che il fare il bagno è pericoloso, ad esempio se c’è mare molto mosso o vento di terra, ovvero mare calmo, ma il vento ci spinge a largo.

Comportiamoci in maniera corretta assecondiamo le indicazioni di chi il mare lo conosce, e proprio per questo sa che il mare è sempre ostile.

 

Incidente maggiore e catastrofe: le differenze

INCIDENTE MAGGIORE E CATASTROFE: 2 EVENTI DIVERSI

In entrambi i casi si parla di maxi emergenza, ma tra incidente maggiore e catastrofe esiste una netta distinzione. Sono 2 tipi di eventi diversi, con modalità di intervento altrettanto differenti.

MAXI EMERGENZA

Una maxi emergenza può essere un incidente maggiore o una catastrofe.
Con il termine maxi emergenza si identifica un evento che scatena un improvviso sconvolgimento della consueta e quotidiana attività di soccorso. Immaginate un qualsiasi giorno dell’anno, con i classici interventi da parte di forze dell’ordine, vigili del fuoco, 118 etc, quando all’improvviso arriva una telefonata in cui si da l’allarme per un evento che ha coinvolto circa 50 persone.

Da un secondo all’altro ci si trova improvvisamente con un grosso evento da gestire, dovendo garantire comunque il servizio di soccorso ordinario, ovvero chi ha un arresto cardiaco, un infarto, o qualsiasi altro tipo di emergenza.

INCIDENTE MAGGIORE

scontro tra treni andria corato

Un incidente maggiore si definisce tale quando le strutture di soccorso sono integre. Ovvero a seguito dell’allerta sono disponibili e pronti a muovere.

Il numero dei feriti non è superiore a 50, e il luogo dell’evento è ristretto geograficamente, cioè non ha un’eccessiva estensione territoriale.

Infine, la durata della gestione dell’incidente maggiore è non superiore alle 24 ore.

Per fare qualche esempio, un incidente maggiore può essere un incidente ferroviario, o un maxi tamponamento di grande entità con molti feriti.

CATASTROFE

La catastrofe presenta diverse differenze rispetto all’incidente maggiore. È un evento improvviso che ha grosse conseguenze sulla collettività (cosa che l’incidente maggiore non implica). La maggior parte delle volte è legata ad eventi naturali, come terremoti, alluvioni, uragani, etc, ma può essere di carattere tecnologico (come un incidente industriale di grosse dimensioni ad esempio) o di tipo conflittuale/sociologico (epidemie, terrorismo, etc.).

I soccorsi non sono immediatamente disponibili, perchè possono essere coinvolti direttamente (a seguito di un sisma, può crollare la caserma dei vigili del fuoco, per es.) o comunque le strade e i ponti non sono percorribili, quindi i soccorsi sono disponibili, ma non riescono a raggiungere i feriti.

Ha un estensione territoriale vasta, e anche l’allerta può coinvolgere città o regioni diverse da quelle dell’evento. Esempio, a causa di un sisma i feriti possono essere portati in ospedali in altre città  o in una regione limitrofa.

Ha un’estensione temporale superiore alle 24 ore.

CONCLUSIONE

Spesso i due termini, incidente maggiore e catastrofe vengono scambiati o usati in maniera impropria, ma come avete avuto modo di leggere sono molto diversi tra loro e prevedono una logica del soccorso molto diversa. Per approfondire il tema potrebbe interessart il nostro corso sulla gestione dell’incidente maggiore. Lo trovi cliccando qui.

Ti suggeriamo anche di visitare il sito AIMC – Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi.