Telemedicina e Covid 19

Riportiamo di seguito il 18° comunicato della presidenza @itim (Associazione Italiana di Telemedicina e Informatica Medica) su Covid-19, nuova ondata e attivazione di servizi di telemedicina.

Vi ricordiamo inoltre che in data 6-7 Novembre, in modalità Webinar ibrido (presenza e virtuale) si terrà il nono workhop nazionale “Intelligenza Artificiale, NeuroRobotica, BCI, NeuroRiabilitazione  e Teleneurologia” e relativa call per i seminari nazionali FIM e NeuroInformatica 2020.
Per ulteriori Info e modalità di partecipazione, contattare: segreteria@iitm.eu

Grazie al Prof. Francesco Sicurello, presidente @itim per la condivisione di questo interessante documento.

18° comunicato @itim, 28 Settembre 2020

Con le ferie e le vacanze estive forse ci siamo lasciati andare un pò nell’attenzione alla circolazione del Covid-19 rischiando anche in Italia una seconda ondata. La pandemia ormai colpisce tantissimi paesi nel mondo (in modo particolare USA, Brasile e vari paesi sudamericani, India, Russia, Sud Africa, ecc.) e sta ritornando in modo grave (con una certa sorpresa degli esperti internazionali e nostrani che ormai parlano al seguito di questo o quel politico per poi posizionarsi come assessori, consulenti, ecc. alla faccia dell’indipendenza della scienza!) in particolare in Israele e in diversi paesi europei come Regno Unito, Spagna, Francia, ecc. I positivi al virus crescono in modo esponenziale passando in un mese e mezzo da 20 milioni (10 agosto) agli oltre 33 milioni di oggi (5 milioni sottostimati ogni 15-20 giorni!). In questo stesso periodo di agosto-settembre a livello globale i morti, con più di 1000 decessi in un giorno, sono passati da 700000 ad un milione (anche questi probabilmente sottostimati).

Preoccupante è la situazione dei paesi Europei (oltre 5 milioni e mezzo di contagiati) con un forte aumento dei contagi specialmente in Spagna arrivati oggi ad oltre 700000, UK con oltre 400000, Francia con oltre 500000, Germania con oltre 250000, Italia con oltre 300000, ecc. In alcuni di questi paesi non si escludono nuovi lockdown locali o più vasti.

Sembra di essere ritornati ai mesi di marzo e aprile quando in Spagna, Inghilterra e forse anche da noi nei momenti di picco epidemico i sanitari erano costretti, per la carenza di posti in terapia intensiva, a scegliere chi ricoverare o meno in rianimazione. In vari ospedali di Marsiglia dei medici dicono che non possono più gestire pazienti Covid a scapito degli altri malati (oncologici, cardiopatici, ecc.) che necessitano di terapie appropriate ed interventi chirurgici e quindi anche di rianimazione e terapia intensiva.

E, come nei primi mesi dell’era Covid-19 (pare ritardata dagli ultimi mesi del 2019 al 2020 per gravi carenze informative della Cina e della stessa OMS), si potrebbe arrivare forse ad un passo dal collasso dei sistemi sanitari nazionali e regionali, specialmente quelli centrati su ospedali ma carenti di medicina comunitaria e territoriale. E ritorniamo all’inizio di questa tragedia quando, come associazione @itim, abbiamo subito detto che in questa pandemia, come in tutte le emergenze e sorveglianze epidemiologiche, il problema sia la prevenzione ed il monitoraggio della malattia ovvero controllare la diffusione del virus e l’aggravamento dei pazienti colpiti e a rischio di coronavirus, come anziani e disabili con patologie croniche.

Si va dicendo che ora siamo più preparati (anche se qualcuno ancora è del parere che il virus ha perso la sua carica in quanto non si vedono malati in terapia intensiva, come se dovessero tutti aggravarsi!), ma non essendoci una cura efficace ed ancora un vaccino sicuro l’unica cura è la riduzione drastica del rischio che è dato dai contatti interpersonali. Per cui mascherine, distanziamento fisico, igiene e tracciamento, per evitare nuovi lockdown generalizzati, sono le condizioni necessarie anche se non sufficienti a circoscrivere l’epidemia. E le persone contagiate (asintomatiche e non) e i malati di Covid devono essere curati e controllati. E ciò si può fare rafforzando le strutture ospedaliere e soprattutto quelle sanitarie della medicina di base e dell’assistenza domiciliare, ricorrendo ed aumentando sempre più l’uso delle reti telematiche, dei sistemi digitali e dei servizi di telemedicina. Solo così si può fronteggiare il virus ed assistere meglio i pazienti Covid: occorre distinguere e differenziare la diagnosi grazie a televisite e telemonitoraggi, anche domiciliari, di parametri clinici come febbre, temperatura, SpO2, peso, ecc.

Questi sistemi e servizi di teleassistenza sanitaria, ora più che mai, devono particolarmente finanziati ed entrare a regime come parti integranti di una Sanità riorganizzata e coordinata a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale in particolare europeo.

Solo così si può avere un vero sistema sanitario integrato a rete con vari livelli di assistenza, diagnosi, cura e riabilitazione ed i pazienti possono essere così assistiti bene in base anche al livello di gravità del rischio Covid. Cioè differenziando meglio i pazienti lievi e medio gravi da quelli più gravi, in modo da fornire le terapie idonee in ambulatorio, in reparto ma anche a casa dove si possono assistere e curare i primi ed invece ricoverare i secondi. In tal modo si potrebbe ridurre l’ospedalizzazione e la pressione sulle terapie intensive. Che resta il problema principale di una eventuale nuova ondata di contagi anche per l’arrivo dell’influenza invernale (l’R0 ora è ancora sotto 1 e se dovesse aumentare di molto, nonostante l’aumentato numero di terapie intensive, il sistema non sarebbe in grado di far fronte al numero di malati).

Quindi telemedicina, telemonitoraggio e saturimetri a casa dei malati e così, oggi più preparati e consapevoli di ieri, possiamo contribuire a contenere gli effetti nefasti della pandemia.

Ciò, con alcuni colleghi, l’abbiamo scritto a marzo in un contributo pubblicato sul British Journal of Medicine e lo ribadiamo ancora oggi con questo paper sulla rivista

Journal of Global Health (Q1 in Health Poplicy e 2,3 IF),

di cui al seguente link:

http://www.jogh.org/documents/issue202002/jogh-10-020371_AU.pdf

Cari saluti

Francesco Sicurello (presidente @itim/iitm)

CROSS e Dipartimento di Protezione Civile. Di che si tratta?

Nei comunicati stampa e negli aggiornamenti quotidiani, sentite spesso il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, che nomina la CROSS. In questo  articolo vi spieghiamo cosa è, e perchè è così importante.

In Italia attualmente esistono 2 CROSS
Sono ubicate presso le centrali operative 118 di  Torino e Pistoia- Empoli

Le 2 sedi si trovano in regioni che non sono confinanti tra di loro, per garantire che in caso di catastrofe o grande evento che coinvolga una delle 2 regioni, l’altra non sia direttamente coinvolta e quindi immediatamente operativa.

Questo è anche il motivo per cui per la gestione della pandemia del corona virus è stata attivata la CROSS di Pistoia – Empoli, situata in una regione non confinante con le zone dei primi focolai (Lombardia) che confina con il Piemonte (sede della Cross di Torino) ma non con la Toscana (sede di quella di Pistoia -Empoli)

CROSS è l’acronimo di Centrale Remota Operazioni Soccorso Sanitario
Il suo compito è di coordinare i soccorsi sanitari urgenti in caso di catastrofe nazionale, compito che viene svolto tramite i Referenti Sanitari Regionali (RSR) per le grandi emergenze.

QUANDO VIENE ATTIVATA LA CROSS?

Il compito della Protezione Civile non è solo di intervenire per gestire l’emergenza, ma anche di fare prevenzione.

In caso di “eventi”, anche prima che venga dichiarato lo stato di emergenza, il Dipartimento di Protezione Civile può pre allertare l’una delle due CROSS e disporne l’effettiva attivazione in caso di necessità.

La CROSS dovete immaginarla come uno spazio operativo con degli operatori e delle postazioni dotate di computer,e una zona con una unità di crisi/sala riunioni.

COSA FA LA CROSS

Riceve dal Referente Sanitario Regionale della zona colpita tutte le informazioni in modo da capire quali sono le necessità della regione.

Una volta capite le necessità, raccoglie informazioni dalle altre regioni, limitrofe e non, per capire se queste possono offrire risorse sanitarie

Coordina le risorse sanitarie messe a disposizione e l’eventuale evacuazione.

FACCIAMO UN ESEMPIO PRATICO

Alla notizia dell’evento, la Lombardia attiva la Funzione Sanità del dipartimento di Protezione Civile (DPC- SAN).
Il DPC attiva la CROSS.

La CROSS: contatta il referente sanitario regionale della Regione/PA colpita (la Lombardia in questo esempio),  preallerta i Moduli Sanitari Regionali, raccoglie disponibilità di posti letto ospedalieri (mezzi e Elicotteri 118 delle altre Regioni/PA.) Ovvero fa un vero e proprio censimento. Quanti posti letto ha a disposizione la Puglia, la Toscana e via via tutte le regioni.

DPC se necessario preallerta i Moduli Sanitari di FFAA (Forze Armate) e delle AAVV (Associazioni di Volontariato)

A questo punto la CROSS (ovvero lo Stato) sa quante sono le risorse disponibili.
La palla ora passa alla regione in cui c’è l’emergenza. Se questa richiede l’intervento:

La CROSS mobilita direttamente le risorse sanitarie delle altre Regioni  e il DPC SAN mobilita risorse sanitarie di FFAA e AAVV

Se la Lombardia ha necessità di 3 unità di terapia intensiva, e di 2 posti letto di malattie infettive, la CROSS sa chi può fornire tale assistenza (dislocando ad esempio un paziente in Veneto, 2 in Basilicata etc.)

Il censimento della CROSS viene effettuato giornalmente o anche più volte al giorno in caso di necessità

La CROSS inoltre invia periodici rapporti alla Funzione Sanità DPC su:

– Bilancio vittime e danni di interesse sanitario.

– Risorse sanitarie richieste, attivate e stato operativo

– Attività sanitarie in corso

Se avete domande o argomenti che volete approfondire, scriveteceli nei commenti.

Aprile 2020 – Corso GSVES Guida Sicura Veicoli Emergenza Sanitaria per autisti di ambulanza

Corso GSVES per autisti di ambulanza

A chi è rivolto

Il corso GSVES è rivolto a tutti coloro che vogliono imparare le tecniche per la conduzione dei mezzi di soccorso e ambiscono a diventare autisti di ambulanza (autisti soccorritori).

I corsi si svolgeranno i giorni 16-17-18 Aprile presso GOODFOR LAB (Bitonto (BA))
Il corso prevede 2 sessioni, una teorica e una pratica. Al termine di ogni sessione sarà svolto un test per valutare le competenze acquisite.

La sessione teorica ha una durata di 2 giorni. La sessione pratica di un giorno, con esercitazione pratica a bordo di ambulanze ed esame finale su percorso.

Gli aspiranti autisti soccorritori/autisti di ambulanza riceveranno un manuale redatto dal CO.E.S.

Il corso è a numero chiuso.
Raggiunto il numero massimo di partecipanti non sarà più possibile accettare nuove iscrizioni.

PROGRAMMA, INFO E COSTI

Per scaricare e leggere il programma del corso GSVES con info e costi, clicca qui.

Per avere maggiori informazioni sul percorso da seguire per diventare autisti soccorritori ti suggeriamo di leggere questo articolo. Troverai tutte le informazioni di cui hai bisogno. Leggi la guida per diventare autista di ambulanza

 

BLSD SCADUTO: quando devo eseguire il rinnovo del mio brevetto?

RINNOVO BLSD SCADUTO

Se stai leggendo questo articolo probabilmente in passato hai conseguito un attestato di BLSD e adesso, a distanza di qualche mese hai necessità è scaduto e hai bisogno di fare il rinnovo.

OGNI QUANTO VA FATTO RINNOVATO IL BLSD?

Un brevetto blsd si considera scaduto dopo di 2 anni esatti (24 mesi) dalla data di rilascio.
Se avete seguito, ad esempio, il corso il 20 febbraio 2018, il vostro attestato andrà rinnovato entro e non oltre il 20 febbraio 2020, cioè esattamente 2 anni dopo la data di rilascio che dovrebbe essere riportata sul vostro attestato.

Questa tempistica, ovvero i 2 anni, vale a prescindere dall’ente che vi ha rilasciato il brevetto blsd, che sia IRC, Salvamento, AHA, etc). Qualsiasi attestato di BLSD vale 24 mesi.

RINNOVO BLSD: QUANTO DURA?

Il corso di aggiornamento ha una durata di circa 3 ore, rispetto alle 5 ore necessarie per svolgere il corso intero. Oltre alla durata inferiore, anche il costo è più basso. Per tale motivo, ovvero risparmio di tempo e denaro, è opportuno ricordarsi di rinnovare il proprio attestato prima della sua scadenza.

Inoltre, per le aziende o associazioni che hanno l’obbligo di avere un defibrillatore, è importante essere in regola con le attestazioni per non incorrere in multe e sanzioni.

Una volta trascorsi i 2 anni dalla data di emissione dell’attestato bisognerà necessariamente partecipare al corso completo (5 ore).

Tutti i partecipanti ai nostri corsi, un paio di settimane prima della scadenza ricevono una mail dove viene loro ricordato che l’attestato è in scadenza. In questo modo potranno organizzare per tempo la sezione per il rinnovo.

Se il tuo BLSD è scaduto o hai necessità di frequentare il corso puoi scaricare il programma del corso cliccando qui.

Per altre informazioni puoi contattarci via mail all’indirizzo INFO@GOODFORLAB.IT oppure compilando il modulo  apposito che troverete cliccando qui.

 

 

 

QUANDO SI CHIAMA IL 118?

Quando si chiama il 118?

A molti sarà capitato di chiamare il 118 per chiedere aiuto, ma non tutte le telefonate che vengono effettuate però “sono da 118”, cioè non andrebbero fatte. Con questo articolo proviamo a rispondere alla domanda “quando si chiama il 118?”

È giusto chiamarlo 118?

Uno dei grossi problemi è stato sdoganare il suo nome, chiamandolo semplicemente 118.
Il nome completo è SISTEMA DI EMERGENZA E URGENZA 118.

Già solo leggendo il nome così come lo abbiamo scritto si capisce che è un sistema che si occupa di emergenza e urgenza. Quindi alla domanda: quando si chiama il 118, la risposta sarà: quando siamo di fronte ad un’emergenza o ad un’urgenza.

DIFFERENZA TRA EMERGENZA E URGENZA

L’emergenza è una condizione tale per cui un soggetto si trova in pericolo di vita, ed è una condizione tempo dipendente. Ovvero più tempo passa prima che tale persona venga soccorsa, meno sono le probabilità di salvarla. In caso di emergenza è opportuno chiamare il 118.

L’urgenza invece è meno grave dell’emergenza, ma è una condizione per cui non c’è un immediato pericolo di vita, ma è una condizione che se non trattata, col tempo potrebbe diventare critica e magari trasformarsi in una emergenza. Anche in questi casi si deve chiamare il 118.

Purtroppo non è così che funziona la realtà.
Prendiamo come esempio le statistiche delle chiamate ricevute dal 118 di Bari nel mese di maggio 2019.

Nel mese di maggio sono arrivate 27.450 telefonate.
Di tutte le telefonate ricevute quelle che si sono “trasformate” in intervento di un mezzo sanitario sono state 9.443

Una volta giunto sul posto l’equipaggio, dei 9.443 interventi, 4.751 si sono rivelati codici bianchi o verdi (1155 e 3596). Ovvero il 53% degli interventi era per pazienti che non avevano nulla o non avevano alcun tipo di gravità.

LE AMBULANZE NON BASTANO

I numeri che avete letto prima sono abbastanza chiari. Il risultato è che spesso le ambulanze sono utilizzate in maniera impropria. Cioè quando non c’è ne un’urgenza ne tanto meno un’emergenza. Questo si traduce in un grosso problema. C’è il rischio che quando chiamate il 118 per una VERA emergenza (un’arresto cardiaco), quell’ambulanza è stata chiamata ed inviata dove c’è una persona che è in codice bianco o verde.

MA ALLORA QUANDO SI CHIAMA IL 118?

Quando una persona a noi vicina, un nostro caro, o anche uno sconosciuto, ha un problema di salute, grande o piccolo che sia, è normale farsi prendere dal panico, e telefonare per parlare con qualcuno che può aiutarci è di gran conforto.

La telefonata al 118 è giusto farla, è concessa. L’importante è non mentire, ovvero non descrivere una situazione più grave di quanto non sia, perchè così togliete risorse a chi ha realmente bisogno di aiuto.

Ed è giusto ricordare che il 118 non ha una corsia preferenziale al pronto soccorso.
Se arrivate con codice verde in ospedale, Dovrete comunque aspettare il vostro turno. Non salterete la fila.

BLSD BAGNINO DI SALVATAGGIO: LA GUIDA

BLSD PER IL BAGNINO DI SALVATAGGIO

Quella del bagnino è un’attività di soccorso ma sopratutto di salvataggio. Tra i vari requisiti, oltre a quello di salvamento, c’è quello di possedere il brevetto di BLSD.

BLSD E BAGNINO

Con BLSD si intendono le manovre da mettere in atto in caso di arresto cardiaco. Per un bagnino diventa fondamentale essere addestrato a all’esecuzione di queste manovre, perchè si trova ad operare in un contesto in cui le ambulanze potrebbero avere difficoltà a raggiungere in tempi brevi ( isolamento delle spiagge, qualità delle strade da percorrere, intenso traffico che rallenta l’arrivo dei mezzi, etc.).

Un soggetto in arresto cardiaco va incontro a danni cerebrali in pochi minuti se non soccorso in tempo, e per tale motivo il soccorso deve essere tempestivo ed efficace.

DOTAZIONE DEL BAGNINO DI SALVATGGIO

Gli stabilimenti balneari hanno una dotazione di base obbligatoria da detenere. Parte di questa dotazione è destinata al soccorso e il suo utilizzo è di competenza del bagnino che o utilizzerà durante le manovre di blsd, e si tratta principalmente di:

  1. Defibrillatore;
  2. Pocket mask;
  3. Pallone ambu;
  4. Bombola di ossigeno;

Questa dotazione è fondamentale per un soccorso ben fatto, e i bagnini di salvataggio devono essere in grado di utilizzarle rapidamente, sia per prestare loro stessi soccorso, sia per far trovare una situazione ottimale ai soccorritori quando arriveranno sul posto.

Quale brevetto BLSD deve conseguire un bagnino?

Esistono 2 tipi di brevetto: laico e sanitario.

Quello laico è destinato a chi non si occupa di soccorso come attività lavorativa, ma vuole imparare come soccorrere un soggetto in arresto cardiaco. È rivolto alle aziende, scuole, palestre, comuni cittadini, etc.

Quello sanitario è rivolto a chi invece si occupa di emergenza e soccorso, quindi medici, infermieri, personale sanitario, volontari 118.

E il bagnino?
Il bagnino può frequentare entrambi i corsi. Quindi quello laico può andar bene.

Nel corso sanitario però, si impara anche ad usare la pocket mask o il pallone ambu, che come anticipato prima, fanno parte della dotazione presente all’interno degli stabilimenti balneari.

CONCLUSIONE

La legge non specifica quale brevetto  a attestazione possedere. Sono entrambe valide.

Sicuramente partecipare ad un corso sanitario dà una conoscenza più approfondita di tutti gli strumenti che il bagnino potrà utilizzare durante la sua attività lavorativa

Puoi leggere il programma del corso laico cliccando qui.
Se invece ti interessa quello sanitario, clicca qui.

 

 

 

 

 

 

Cosa fare in caso di ustione?

Cosa si fa in caso di ustione?

L’ustione è uno degli incidenti domestici o lavorativi più pericolosi, che spesso lascia un segno indelebile sulle vittime di questo tipo di trauma. Ma come si interviene?

Cosa è un’ustione?

È una lesione causata dal calore, che coinvolge la cute e nei casi più gravi raggiunge i tessuti. Spesso è legata all’immagine del fuoco, ma la causa può essere un liquido bollente, sostanze chimiche, vapore, corrente elettrica e anche l’esposizione al sole.

La pericolosità di un’ustione dipende dall’estensione di questa e dalla profondità. Con “scottature localizzate” si intendono ustioni non superiori al 20% nell’adulto e del 15 % in età pediatrica.

Il pericolo maggiore in caso di ustioni sono l’insorgere delle infezioni e la disidratazione. Il paziente ustionato infatti perde molti liquidi che andrebbero immediatamente rimpiazzati ed è a rischio setticemia, ovvero un’estesa infezione dovuta alla mancanza della prima barriera di difesa dagli agenti infettanti, ovvero la pelle, distrutta dall’ustione.

Grado dell’ustione

Distinguiamo 3 tipi di ustione in ordine di gravità

  • Primo grado: coinvolge lo strato più superficiale dell’epidermide. I sintomi sono arrossamento, gonfiore, e forte bruciore. Nel giro di una settimana guariscono.
  • Secondo grado: scendono più in profondità raggiungendo il derma. a seguito di quest tipo di ustione si manifestano delle bolle chiamate flittene. Fondamentale è non rompere le flittene, nonostante il bruciore. Guariscono in un paio di settimane, quelle più gravi necessitano di più tempo e potrebbero lasciare delle cicatrici
  • Terzo grado: sono ovviamente quelle più gravi, poichè l’ustione è arrivata in profondità coinvolgendo i tessuti (strati adiposi, muscolari fino alle ossa). Contrariamente a quello che si possa pensare, non causano dolore perchè le cellule nervose responsabili dello stimolo doloroso sono anch’esse state distrutte. Si formano le “escare”, delle macchie nere con croste.

Come intervenire

COSA FARE COSA NON FARE
Rimuovere gioielli etc, e rimuovere i vestiti senza farli entrare in contatto con la zona lesionata. Non togliere gli indumenti che sembrano attaccati alla pelle
Lavare con acqua corrente  se l’ustione non è di tipo chimico. Alcune sostanze reagiscono in maniera esplosiva con l’acqua. (Calce viva, acido solforico, etc) Non bucare le bolle (flittene) se si sono create. Potrebbe aumentare il rischio di infezione.
È frequente l’ipotermia, perciò è opportuno coprire l’ustionato, mantenendolo in posizione supina, evitando il contatto con le zone ustionate. Non somministrare farmaci o far bere l’infortunato, non utilizzare rimedi “della nonna”, (olio, dentifricio, ghiaccio).

Non sottovalutate mai qualsiasi tipo di ustione e rivolgetevi al vostro medico, e per quelle di primo grado utilizzati prodotti ad hoc, chiedendo al vostro farmacista.

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Formazione Soccorritori acquatici Guardia costiera ausiliaria

SOCCORSO ACQUATICO: LA FORMAZIONE

Ogni anno e per tutto l’anno ci addestriamo al soccorso in mare.
Il soccorso acquatico è complesso perchè il mare è sempre un ambiente ostile.

I soccorritori sono addestrati al blsd, somministrazione ossigeno e trauma.

In questo video le immagini dell’addestramento della scorsa stagione.

 

Tourniquets: CAT e SWAT – T per il controllo delle emorraggie?

Esistono vari tipi di tourniquets per il controllo delle emorragie, ma non sono tutti affidabili.

Hanno sistemi di funzionamento molto simili tra loro a volte, e tutti hanno l’obiettivo di arrestare un’emorraggia, ma non tutti raggiungono questo obiettivo in maniera efficace. 

Una precisazione è dovuta.
Stiamo parlando di tourniquets tattici. Altri tipi di tourniquets (riabilitativi e chirurgici) non verranno affrontati in questa serie di  articoli.

Abbiamo parlato del Tourniquets in genere in un altro post che trovi cliccando qui.

Adesso entriamo più nel dettaglio delle varie tipologie.

Quali sono?
SWAT Tourniquet
CAT Tourniquet
SOF-T e SOF-T wide Tourniquet
MAT Tourniquet
RATS Tourniquet
STAT Tourniquet
SAM JUNCTIONAL Tourniquet

Come vedete ce ne sono diversi. Qui parleremo dei primi 2 lo SWAT -T  e il CAT

Tourniquets SWAT-T

SWAT – T sta per Stretch Wrap And Tuck Tourniquet, che tradotto vuol dire tourniquet da Allungare (Wrap), Avvolgere (wrap) e infilate (tuck).

TOURNIQUETS SWAT T NERO DENTRO LA CONFEZIONE E APERTOIl nome di questo tourniquet non è altro che l’ordine delle manovre che vanno eseguite per posizionarlo.
Si tratta di un nastro elastico, largo più o meno quanto un portafoglio e lungo circa un metro.

Si posiziona a monte della ferita, o in caso di zaffatura della ferita (zaffatura= applicazione di garze sulla ferita) si posiziona sulla feritastessa per mantenere la pressione della garza e tamponare  il sanguinamento.APPLICAZIONE SWAT TOURNIQUET NERO SU BRACCIO

Non è di semplice applicazione. È difficilissimo da utilizzare in caso di auto soccorso in caso di ferita al braccio. In questo caso va applicato da un secondo soccorritore. Non è impossibile farl oda soli, ma vi assicuro che è molto complesso e si rischia di posizionarlo male.

Come si applica. La fascia deve appunto fasciare l’arto e durante l’applicazione va tirata e allungata. Lo swat T infatti è di un tessuto molto elastico. Dopo aver fatto i giri necessari va incastrato sotto uno dei giri che è stato fatto. Lo so, non è molto semplice da spiegare, perciò trovate a questo link un video in inglese dove viene mostrata l’applicazione.

È leggero e poco ingombrante ma non di semplice applicazione e studi hanno mostrato non essere molto efficace in caso di emorragia. Fa il suo lavoro, ma non è il top.

L’uso migliore è in età pediatrica, grazie al non eccessivo diametro dei vasi dei bambini.

CAT TOURNIQUET

Il CAT (Combat Application Tourniquet) è uno dei più utilizzati e più efficaci, specialmente in campo militare. Ottimo come strumento di primo soccorso e di auto soccorso in quanto è molto semplice da auto applicarsi e a differenza dello SWAT -T può essere auto applicato anche sulle braccia molto semplicemente  e in maniera moto efficace.

CAT TOURNIQUET NEROÈ costituito da una fascia che forma un bracciale. Una volta applicato questo bracciale, questo cingerà l’arto che presenta la ferita e verrà assicurata e ben stretta con un velcro.

Sulla fascia è presente un bastoncino, che se ruotato, aumenta ulteriormente la stretta attorno al braccio. Quando la rotazione del bastoncino sarà arrivata al punto in cui l’emorragia si è arrestata, lo stesso bastoncino verrà bloccato attorno ad un gancio.

Fondamentale è riportare il momento (l’orario) dell’applicazione del Tourniquet, informazione fondamentale per i sanitari che prenderanno in carico il paziente al loro arrivo.

Come anche per gli altri tourniquets, può essere necessario utilizzarne 2 se l’emorragia è molto intensa e l’applicazione di un solo tourniquets non basta.

Il secondo dispositivo dovrà essere applicato a monte del primo.

Il CoTCCC (Committee on Tactical Combat Casualty Care), nelle sue linee guida raccomanda soltanto due tipologie di tourniquets:

CAT (Combat Application Tourniquet).
SOFTT (SOF Tactical Tourniquet). Ne abbiamo parlato qui.

In questo video il dott. Dipietro Giovanni vi mostra l’utilizzo del CAT tourniquet.

Se sei in possesso di un CAT tourniquet ti suggeriamo di leggere questo articolo dove viene spiegato come piegarlo correttamente per averlo pronto all’uso

Se vuoi approfondire l’argomento tourniquet, in quest’altro articolo trovi l’analisi di altri dispositivi per il controllo dell’emorragia,il SOFT-T e IL mat tourniquet. Clicca qui per leggerlo.

Se vuoi acquistare un CAT Tourniquet affidabile ti suggeriamo questo acquistabile su Amazon.
Ne troverai anche altri, molto economici. Il rischio di quelli economici e che le fibbie non riescano a resistere alla tensione durante l’applicazione del dispositivo, il che vorrebbe dire una possibile morte per emoraggia.

 

Raccomandazioni

L’uso del tourniquet prevede la conoscenza di alcune manovre e gli ambiti di utilizzo. Sconsigliamo vivamente di acquistarne uno e utilizzarlo senza prima averne approfondito il suo utilizzo (punto di applicazione, durata dell’applicazione, etc.). Esistono diversi corsi dove viene insegnato il loro utilizzo, te ne proponiamo due:

attentato aeroporto di bruxellescorso controllo emorragie

Manutenzione del defibrillatore: a chi spetta?

Avete Comprato un defibrillatore e avete seguito il corso BLSD. E Adesso? Di chi è la responsabilità del defibrillatore?

Prima di addentrarci nei dettagli liberiamoci da un peso: la manutenzione del defibrillatore è una cosa semplicissima!

A CHI SPETTA LA MANUTENZIONE DEL DEFIBRILLATORE

Facciamo un esempio per semplificare.
La tua azienda (20 dipendenti) ha acquistato un defibrillatore (DAE).
Dei 20 dipendenti ne sono stati formati alle manovre di BLSD e all’utilizzo del defibrillatore, in tre.
Tocca a chi ha seguito il corso di BLSD farsi carico della manutenzione del defibrillatore? NO.

La legge che regolamenta l’uso dei defibrillatori fa riferimento alla singola azienda o società.
Ovvero se un azienda o un ente ha acquistato un defibrillatore, o gli è stato donato, è responsabilità della stessa azienda che lo possiede, o dell’ente che lo ha ricevuto in dono, garantire la manutenzione del defibrillatore e del suo corretto funzionamento.

Spesso la manutenzione del defibrillatore viene affidata a chi ha partecipato al corso di BLSD, perchè ha acquisito dimestichezza con l’apparecchio e sa dove mettere le mani.

CHE VUOL DIRE FARE MANUTENZIONE?

La maggior parte dei defibrillatori ha un sistema di auto check. Ovvero giornalmente, settimanalmente o mensilmente (la frequenza può variare da modello a modello), il defibrillatore fa un’autoanalisi, ovvero controlla se c’ qualche anomalia o malfunzionamento, o se il dispositivo è perfettamente funzionante.

Qualora dovessero esserci problemi, sarà il defibrillatore a segnalarvi con una spia o un suono che c’è un problema.
Non starà a voi capire qual è il problema ma dovrete solo farlo presente alla ditta che vi ha venduto il defibrillatore.

ATTENZIONE A ELETTRODI E BATTERIE

Gli elettrodi e le batterie del defibrillatore sono le due cose a cui porre maggiore attenzione.

Gli elettrodi (o placche, o piastre) contengono al loro interno un gel che favorisce la conduzione della scossa.
Questo gel col tempo perde le sue proprietà rendendo quindi le piastre non più utilizzabili.
Setto più semplicemente, gli elettrodi del defibrillatore hanno una scadenza. Una volta scadute vanno sostituite.

Nella confezione in cui sono contenute le piastre c’è la data di scadenza.
Solitamente il defibrillatore è posizionato in luoghi a vista. Il mio suggerimento è di scrivere in un punto visibile, su di una etichetta adesiva, la data di scadenza delle piastre, in modo da averla sempre a vista.

Per quel che riguarda le batterie, anche queste dopo un po’ di anni tenderanno ad esaurire la loro carica.
Anche in questo caso sarà il defibrillatore a segnalarvi che le batterie potrebbero essere esaurite, con una spia o con un segnale acustico. In questo caso contattate l’azienda produttrice e saranno loro a provvedere alla sostituzione delle batterie.

DAL PUNTO DI VISTA AMMINISTRATIVO

Il regime sanzionatorio non è ancora definito per ragioni di competenza tra lo Stato e le Regioni.
E’ possibile comunque indicare in questa fase quanto stabilito dalla Regione Toscana:

  • L’inosservanza dell’obbligo di dotazione del defibrillatore comporta la chiusura dell’attività fino alla regolarizzazione;
  • L’assenza di personale abilitato durante l’orario di apertura e l’inosservanza degli obblighi di formazione comporta a carico dei soggetti gestori una multa che va da un minimo di 2.500 euro a un massimo di 5.000 euro;
  • La mancata manutenzione periodica dei defibrillatori comporta una sanzione tra i 1.000 e i 2.000 euro.

RICAPITOLANDO

  • I defibrillatori fanno automaticamente un controllo (auto check) per capire se ci sono anomalie.
  • Controllate la data di scadenza degli elettrodi e segnatela in un luogo visibile.
  • Controllate che sui display del defibrillatore non siano accese spie luminose o che emetta dei bip, in caso contrario potrebbe esserci qualche anomalia.

Se vuoi avere informazioni sul BLSD, clicca qui

Se vuoi avere altre info sui defibrillatori e sui suoi costi, clicca qui